Russia, è Tempo di Rinascita

Da qualche anno a questa parte, l’economia russa è stata posta in “flight mode”: anni bui per il commercio e la finanza hanno visto il paese sovietico flirtare con uno scenario di recessione che rischiava di esser innescato per via di correnti macroeconomiche negative. Non sorprende infatti che l’indebolimento economico del Paese sia coinciso con una ripresa da parte del Cremlino di una dottrina politica incentrata sui poteri forti in ambito internazionale. L’asse occidentale US-EU ha conseguentemente adottato ogni alternativa a disposizione per alienare il più possibile Putin sullo scacchiere internazionale, intervenendo in maniera netta e penalizzante sui rapporti commerciali in essere e aggravando un contesto economico già in bilico.

Essendo la Russia un paese fortemente dipendente dalle materie prime, le finanze statali possono essere enormemente danneggiate da grandi oscillazioni del prezzo del petrolio. Il Paese è in settima posizione al mondo per il possesso di giacimenti petroliferi e l’elevata capacità di estrazione e produzione permette al bilancio statale di esser in pareggio con un prezzo del petrolio intorno ai $65 dollari al barile (in calo rispetto a $73 dollari per l’anno precedente). Non è un caso dunque che l’Arabia Saudita, storico alleato degli Stati Uniti, abbia sancito la fine del limite sulla produzione dei barili di petrolio per i paesi OPEC nel novembre 2014 (proprio oggi si discute sulla possibilità di ripristinarlo), aumentando la pressione negativa sui prezzi del petrolio, che sono calati vertiginosamente da oltre $110 a circa $45 attuali, limitando enormemente lo spazio di manovra del Cremlino, che si è trovato con meno risorse a disposizione.

petrolio

D’altro canto, la moneta nazionale, il Rublo (RUB), ha subito una pesantissima svalutazione in quanto l’incertezza geopolitica ed economica hanno ridotto la domanda da parte degli investitori internazionali per tale valuta, portando ad un indebolimento negli ultimi due anni e mezzo di oltre il 100%! (Se prima con 1 dollaro compravamo 30 RUB, oggi con 1 dollaro si acquistano ben 60 RUB!). Tale svalutazione non solo scoraggia i consumi interni rischiando di innescare un rialzo vertiginoso dell’inflazione, ma minaccia l’abilità del governo a mantenere gli impegni fiscali presi nell’ambito di ammortizzamento del debito governativo in valuta straniera. Se da una parte il rapporto di debito su PIL rimane uno dei piu’ bassi di Europa intorno al 20%, dall'altra la porzione del debito in valuta straniera corrisponde a circa il 37% del PIL annuo, secondo le stime di Fitch. Ben al di sopra di Cina e India.

La forza del Rublo è un indicatore della fiducia degli investitori nella stessa economia della Russia. Ad inizio 2014 ne servivano solo 33 per comprare 1 dollaro, ma la caduta del prezzo del greggio e le sanzioni dell’Occidente per la questione Ucraina ne hanno letteralmente dimezzato il valore. Questo dato potrebbe avere conseguenze molto pesanti per l’amministrazione di Putin e portare a ripercussioni sui rapporti con li Stati Uniti.

Infine, come se non bastasse, le sanzioni da parte dell’UE in vista della crisi Ucraina hanno fornito il colpo di grazia tramite:

  • La sospensione dei trattati per l’inclusione della Russia nell’OECD e nel International Energy Agency;
  • La sospensione di summits bilaterali riguardo la circolazione delle persone e l’assegnazione dei visti;
  • Il congelamento di asset per ben 149 persone sospette di supportare le attività belliche sovietiche, tra cui membri del governo russo e della Crimea;
  • Embargo alla regione della Crimea;
  • Pesanti restrizioni all’accesso dei mercati capitali internazionali, quali il divieto di rifinanziamento;
  • Embargo sulle armi.

Tuttavia, il piano di austerità e deleveraging sostenuto da Putin è risultato vittorioso, con i primi segnali incoraggianti che puntano alla luce e l’ottima performance dell’indice di borsa di Mosca (tra i migliori al mondo da inizio anno con un ritorno di quasi il 20%) ne è testimone. Proprio oggi un report della Banca Mondiale ha messo in evidenza come l’economia sovietica seguirà una traiettoria di crescita intorno all’1.5% per il 2017, a fronte di una contrazione quest’anno di circa -0.6%. Grazie a un prezzo del petrolio piu’ sostenuto, la domanda interna troverà fiducia e un livello di inflazione piu’ contenuto, che a sua volta rafforzerà il ciclo economico spingendo le compagnie ha ricostruire le proprie scorte e magazzini. Tale ripresa combacerà con un’importante riduzione della popolazione sotto la soglia di povertà.

Infine, segnali importanti provengono soprattutto dai rapporti extra-nazionali con partner strategici quali la Cina: l’agenzia nazionale Xinhua ha infatti sottolineato, in seguito alla visita in Russia di questa settimana da parte del Premier cinese Li, il rinnovato spirito di cooperazione tra le due super potenze per ricostruire una serie di infrastrutture note come “la via della seta”, per le quali è richiesta la guida di Mosca come leader in Eurasia.

Insomma, se dovessi fornire una raccomandazione di investimento sarebbe “lungo RUB”, in quanto credo fortemente che il peggio sia ormai alle spalle e che i fattori che hanno messo in ginocchio il Paese negli ultimi due anni stiano svanendo sullo sfondo. Nel frattempo, Putin brinda ai risultati delle elezioni US: altro motivo per posizionarsi lungo RUB, in attesa di maggior cooperazione tra l’amministrazione Trump e il Cremlino.