Saldi nelle Vie più Chic di Milano: che Succede?

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Quante volte passando per le vie più quotate dello shopping milanese come Via della Spiga e via Montenapoleone, molti, guardando quei capolavori di abiti ed accessori, pensano tra sé e sé “ chissà forse con i saldi e la 13a ce la potrei fare a comprare l’abito dei miei sogni”. Quella dei saldi, però, fino a poco tempo fa era solo un’illusione. Gli sconti sono per definizione qualcosa di estremamente popolare e dozzinale, sono l’ammissione che una nuova collezione sta per uscire, e che ormai quella in sconto è roba vecchia e fuori moda. Per questo motivo, mentre nella maggior parte dei negozi i saldi sono uno dei momenti dove si guadagna di più o comunque si recupera l’invenduto, per le maisons il momento dei saldi è sempre stata solo l’occasione per proporre  al proprio target la collezione della stagione successiva, in anticipo rispetto agli altri. Proprio perché nella moda il timing è essenziale. Lo è perché lo shopping di lusso ha respiro internazionale, vive di questo, di conseguenza è più che probabile che una ricca donna russa arriverà a Milano ad agosto a pretendere il suo cappotto trapuntato Armani, oppure a dicembre a ricercare un outfit da vacanza tropicale corredato da foulard Hermès.

Cosa ha spinto, quindi, negozi così quotati ed esclusivi a dare il via ai saldi? Molto probabilmente la crisi. Ebbene, vedere la timida, minuscola ed elegante scritta saldi, sulle vetrine di Dolce & Gabbana,Micheal Korks, Moschino ed altri fa veramente male al cuore a tutte i/le fashion victims, e, soprattutto, visto senza superficialità è il segno evidente di un’Italia che sta smettendo di sognare per lasciare spazio, come è giusto che sia, ai conti in tasca. Ma le scelte di queste case di moda vanno comunque apprezzate, considerando anche che la loro applicazione necessita elasticità mentale e sacrificio. Fa quasi tenerezza vedere le commesse che spiegano : “questo angolo è tutto al 50%, mentre di là abbiamo la collezione vuole vedere qualcosa?”, sono impacciate ed imbarazzate, non parlano di ribassi abitualmente. Non hanno mai visto prima tale afflusso di gente, vestita in modo poco consono, e vivono la situazione con sospetto, ma anche con un velo di simpatia verso i “ nuovi incursori”.

In realtà,comunque, le boutiques di alta moda hanno poco a che fare con i ribassi, ecco perché è comunque solo una parte della collezione ad essere in saldo. Constatata quindi la profonda crisi, restano però da capire due cose :

1)      Le fashion boutiques hanno optato per i ribassi perché anche “i ricchi” spendono meno, oppure per cercare di attirare un target medio ed incrementare così i ricavi? Colmando in tal modo la carenza data dal calo delle vendite di Haute Couture e simili.

2)      Quale sarà stato il feedback dei due target? Ovvero come avrà reagito la classe media, ne avrà approfittato o avrà preferito comprare nei soliti negozi “snobbando gli snob”? Che risposta avranno dato gli abituè del quadrilatero della moda, ne avranno approfittato oppure l’avranno considerata una caduta di stile del brand?

Avere le risposte a questi due quesiti, sarebbe davvero interessante,  per capire ancora meglio la tipologia e la profondità dei problemi economici degli italiani attraverso un punto di vista inedito. Ma questa è un’altra storia.