Satispay: Dite Addio a Contanti e Carte di Credito

satispay copertina

La capillare diffusione di dispositivi mobili come smartphone e tablet avvenuta negli ultimi anni ha creato un vero e proprio nuovo settore economico, la “Mobile&App economy”, come abbiamo visto la settimana scorsa.
Ma l’impatto che la cosiddetta mobile transformation sta avendo sulle vite di tutti va al di là di questo. Ha trasformato il modo in cui comunichiamo, il modo in cui lavoriamo e il modo in cui interagiamo con le persone intorno a noi.

C’è un altro settore che si appresta ad essere trasformato dalla diffusione degli smartphone: il settore finanziario.
Bill Gates è pronto a giurare che la diffusione di dispositivi mobili permetterà l’accesso a servizi bancari ad oltre 1 miliardo di persone che ne sono al momento sprovvisti ma sono in possesso di uno smartphone, soprattutto nelle economie emergenti.
In Italia, invece, la crescita dei mobile payments potrebbe favorire la transazione dall’uso della moneta contante alle monete virtuali, un ambito in cui siamo ancora molto indietro rispetto al resto d’Europa, sia per motivi culturali che a causa dei costi molto alti a carico degli esercenti, in termini di canoni e commissioni.

satispay

Una delle startup italiane più interessanti in questo settore è Satispay, che ha sviluppato un’ applicazione (disponibile per iOS, Android e Windows Phone) tramite cui si può inviare o ricevere denaro ai propri contatti, motivo per cui è stata spesso definita la Whatsapp dei pagamenti.
Tramite Satispay è anche possibile pagare i propri acquisti in tutte le attività commerciali che hanno aderito al servizio, direttamente dal proprio smartphone.

Satispay si collega direttamente al conto corrente e non a carte di credito/debito, permettendo così un abbattimento dei costi di transazione e un aumento della sicurezza. Inviare e ricevere il denaro dagli amici è infatti completamente gratuito ed istantaneo!

Abbiamo oggi con noi Alberto Dalmasso, co-fondatore di Satispay, per parlarci del loro servizio e dello stato dei mobile payments.

Alberto, parlaci della vostra app. Come funziona e come è nata l’idea?

Satispay, in realtà, è molto più di una semplice app: si tratta di un nuovo modo di concepire i pagamenti, molto più economici, sicuri, veloci, smart. L’idea è nata dall’esigenza di noi fondatori di non perdere tempo in inutili file e soldi in costose commissioni. Sia io che Dario Brignone e Samuele Pinta siamo abituati a gestire ogni aspetto della nostra vita ottimizzandolo e quella dei pagamenti era l’unica area che, nonostante le tecnologie oggi presenti, quando abbiamo iniziato, non era ancora stata ottimizzata.

Il vostro è uno di quei prodotti con fortissime network externalities, ossia la sua utilità cresce esponenzialmente solo quando cresce il numero di utenti. Qual è la vostra strategia per far crescere la base utenti?

La nostra strategia è duplice: da un lato, lavorando in un ottica di member­get­member, ogni utente ha la possibilità di invitare i suoi contatti rubrica che, una volta iscritti, gli permetteranno di ricevere 5 euro a contatto. Ovviamente, questa seconda ondata di utenti avrà la stessa opportunità e via dicendo. L’operazione è già attiva ma senza una comunicazione dedicata: stiamo già riscontrando una buona reattività da parte dei pochi utenti informati e ci stiamo preparando a promuovere la cosa su base nazionale. Oltre a questo crediamo fermamente nella bontà del nostro prodotto: abbiamo infatti notato che raggiunta la soglia critica di 5 transazioni, ogni utente comprende fino in fondo come Satispay può migliorare la vita quotidiana e oltre a utilizzarlo ancora più massivamente tende a consigliarlo a tutti i suoi amici.

Con i 5.1 milioni di Euro nel 2014, che si aggiungono ai 400 mila del 2013, siete una startup che ha chiuso uno dei round di investimenti più ricchi in Italia nello scorso anno. Qual è stata la chiave per convincere gli investitori?

In generale la chiave ritengo sia stata avere chiaro chi sono i veri potenziali investitori e trovare il modo di incontrarli direttamente. Mi spiego meglio: i fondi di investimento, soprattutto in Italia, rappresentano una piccolissima percentuale dei capitali che possono essere investiti in startup, probabilmente meno dell’1%, e spesso non sono nemmeno i soggetti più competenti o in grado di portare valore in azienda. Ci sono grandi capitali in mano ad aziende, imprenditori e manager attivi in settori affini a quello in cui si opera e che, meglio dei fondi di investimento, possono giudicare un progetto e decidere di investire in questo. Questi soggetti hanno anche una maggiore autonomia e rapidità decisionale rispetto ai fondi venture, fanno perdere molto meno tempo nelle negoziazioni e, se selezionati con attenzione, quando necessario sanno dare una vera mano al business.

Tramite Satispay i pagamenti fra amici sono completamente gratuiti. Qual è il vostro revenue model? Quando programmate di raggiungere il break even point?

Volendo diffondere un nuovo concetto di pagamento, Satispay non ha interesse a guadagnare sugli utenti privati: l’utilizzo del denaro non deve avere alcun costo per il cittadino, non ha senso applicare commissioni in quest’area. Ci siamo ben presto resi conto, invece, di come le fee per i POS siano letteralmente esorbitanti, tra canoni mensili e commissioni percentuali, entrambi a carico dell’esercente. Grazie a un’infrastruttura completamente indipendente dai circuiti delle carte di pagamento, siamo riusciti a creare un modello che ci permetta di non ricaricare le transazioni inferiori ai 10 € e di chiedere una commissione fissa di soli 20 centesimi per tutte le transazioni superiori a questa cifra. In questo modo Satispay non è un costo per l’esercente che ci percepisce la commissione solo in caso di vero utilizzo. Il nostro business model si basa su un’elevata efficienza nella modalità con cui spostiamo il denaro tra i conti correnti, che ci permette di avere dei costi bassissimi, principalmente perché non abbiamo necessità di pagare fornitori esterni. Grazie a questo la commissione di 0,20 € per gli incassi superiori a 10 € è per noi più che sufficiente. Guardando alle statistiche di utilizzo possiamo dire che il break even point sarà raggiunto a circa 500.000 utenti attivi.

I colossi della tecnologia stanno puntando forte sul mercato dei mobile payments. Facebook li ha integrati in Messenger, Apple tramite l’applicazione Apple Pay. Qual è l’impatto che questi player avranno sull’industria dei mobile payments? Come puntate a differenziarvi rispetto a loro?

L’ingresso di questi player sul mercato aiuterà tantissimo a fare dei pagamenti digitali una vera e propria abitudine. In questo scenario, Satispay è l’unico attore a non aver creato una semplice applicazione che si basa su circuiti di pagamento vecchi e onerosi, come quelli delle carte, ma un vero e proprio circuito di pagamento, innovativo ed efficiente, che non punta a fare battaglia a Facebook e Apple, ma a Visa e MasterCard. Le grandi tech company non entrano mai nei settori regolamentati come quello dei pagamenti, perché complessi ed eccessivamente burocratizzati. Quello che fanno è appoggiarsi a soggetti esterni che si occupano di questa parte; oggi questi soggetti sono le carte di credito/debito, domani saranno nuovi circuiti più efficienti, come Satispay.

Qual è la vostra roadmap per il futuro?

Con Satispay puntiamo in alto: vogliamo arrivare nei principali paesi dell’Euro zona entro il 2016 per poi diventare il primo network di pagamento indipendente al mondo.