Schopenhauer e Sergio Marchionne: “La Vita è un Insieme di Luoghi e di Persone che Scrivono il Nostro Tempo”

Sergio-Marchionne

Desidero brevemente commentare il comportamento di Sergio Marchionne nel non aver reso pubblico, sin da subito, il suo stato di salute; si capisce come certe situazioni possano richiedere di oltrepassare quel limite, che dovrebbe essere invalicabile, riguardo al diritto di ciascuno alla privacy. Temi che meritano di essere affrontati e oggetto di discussione con molta attenzione. Non è questa l’occasione, tuttavia prima di raccontare il dopo Marchionne, mi viene alla memoria una frase del filosofo Schopenhauer, sicuramente letto durante gli studi filosofici da Sergio Marchionne:

“Se io taccio il mio segreto, esso è mio prigioniero: se lo lascio sfuggire, io sono suo prigioniero”.

Per un appassionato giocatore di poker, oltre ad essere innamorato della velocità e delle auto sportive, come era lui, questa è stata l’ultima “mano” giocata senza smentire il suo stile. Tutta la sua storia, anche manageriale, è stata condotta su sfide difficili: a 14 anni con la famiglia si trasferisce in Canada, i suoi studi saranno in filosofia e poi si specializza in economia e diritto, comincia la sua carriera come commercialista per poi diventare dirigente di una azienda svizzera che commerciava in metalli, tuttavia la prima grande scommessa la vince ristrutturando la Sgs, una società di servizi per il commercio. Non fa in tempo a godersi i risultati raggiunti, quando viene notato da Umberto Agnelli e  arriva in Fiat. Siamo nel 2004 e la Fiat era questo: fatturato 27 miliardi di euro, di cui oltre il 90% in Europa. I dipendenti erano circa 100 mila, di cui il 70 % in Europa e più della metà in Italia. Un’azienda in profondo rosso. A livello operativo, le perdite erano di circa 1,3 miliardi di euro, tutte concentrate in Europa, con un sostanziale pareggio in America Latina. La capitalizzazione in borsa era inferiore ai 6 miliardi di Euro. Guardare in faccia la realtà ci facilita a capire le alternative che si hanno di fronte: ultima occasione per sopravvivere, oppure addio al settore auto per la dinastia degli Agnelli ?

Bisognava trovare velocemente le risorse per ripartire: il Lingotto negli anni precedenti aveva stipulato un accordo con il colosso statunitense General Motors (GM) che conteneva, tra l’altro, una opzione put a favore di Fiat; il gruppo torinese poteva decidere di vendere tutto il suo capitale agli americani che in base all’opzione erano obbligati a comprare. GM però naviga in quel periodo in acque difficili e portarsi a casa un gruppo in forte sofferenza è una prospettiva tutt’altro che allettante. Marchione coglie l’opportunità e negozia un accordo che libera GM dai suoi obblighi verso Fiat in cambio di 2 miliardi di euro. Il “tesoretto” viene investito totalmente nella ristrutturazione della produzione. Tutto questo era necessario, ma non sufficiente per aspirare ad essere protagonisti in un settore dove si intravedevano le grandi “rivoluzioni” in arrivo. L’altro lato della crisi è sempre anche opportunità, e Marchionne, quella del 2009, l’ha interpretata con una “giocata” dove il talento diviene genialità, come dice Schopenhauer, “il genio … colpisce un bersaglio che gli altri nemmeno riescono a vedere”.

Proprio così, Marchionne si presenta ad Obama e offre al dipartimento del Tesoro americano di salvare dalla bancarotta la Chrysler. Le “fiches” finanziarie che mette sul tavolo sono praticamente nulle, ma in verità, l’impegno strategico è da “brividi sulla schiena”. Iniziano gli anni di duro lavoro, Marchionne si è concesso momenti di pausa che si contano nelle dita di una mano: ogni azienda ha un proprio “DNA”, nel nostro caso bisognava “combinare” quello tecnologico italiano con il mercato americano di Chrysler. Le azioni d’intervento sono consequenziali ma si sovrappongono alle scelte strategiche: mestiere difficile perché bisogna continuamente “mettere a fuoco” visioni strategiche con risultati da raggiungere quotidianamente. Bisogna viaggiare tra Torino e Detroit (Michigan). I risultati di anno in anno danno conferma della validità delle scelte di Marchionne e dopo 10 anni  i nuovi numeri del gruppo Fiat Chrysler Automobiles (FCA) sono: il fatturato passa da 27 miliardi a 140 miliardi di €, da una perdita di 1,5 miliardi siamo ai 4,4 miliardi di utile, dai 6 miliardi di capitalizzazione ora siamo a circa 86 miliardi di € . Per gli azionisti significa un rendimento annuo del 21%. Performance che risalta ancor di più nel contesto di rendimenti con tassi quasi a zero. Tuttavia, dopo la fusione, non tutto è filato liscio, a tutt’oggi i marchi Fiat e Alfa Romeo hanno difficoltà ad essere venduti nel mercato americano, e nonostante la maggior parte dei profitti arrivino dal marchio Jeep negli Stati Uniti, questi, in ogni caso, sono inferiori ai concorrenti General Motors e Ford. Uno degli ultimi tentativi di Marchionne è stato quello di approcciare nuovamente un’alleanza con General Motors . Questa volta dall’altra parte del tavolo c’è Mary Barra, la prima donna CEO nell’industria automobilistica. Dicono che Marchionne Le abbia inviato una lunga e-mail, non è scattata la scintilla, e non vi è stato nemmeno un primo incontro. Rimanere fermo in un settore in piena evoluzione significa indietreggiare e allora Marchionne aveva iniziato un nuovo percorso di ristrutturazione, sicuramente convinto che queste siano necessarie quando le cose vanno male, ma lo siano indispensabili quando le cose vanno bene. Per affrontare le sfide future dell’auto elettriche, le automobili senza conducente, il mercato asiatico e un nuovo modo di intendere la mobilità, Marchionne ultimamente ripeteva come un “mantra” che bisognava diventare più efficienti nell’utilizzo dei capitali intendendo sia per FCA, ma soprattutto a livello di settore “automotive”. Lui parte mettendo mano alla “Brand architecture del gruppo e il 4 Gennaio 2016 inizia quotando la Ferrari, operazione perfettamente riuscita. Rimane ancora aperta la ricerca di una alleanza strategica, vedremo se il britannico Mike Manley, nuovo CEO del gruppo, riuscirà nell’intento.  A livello mondiale nel settore “automotive” in termini di vendite, i players sono: primo il gruppo Renault-Nissan-Mitsubishi, a seguire gli altri, Volkswagen, Toyota, GM, Hyundai-Kia, Ford, Honda , FCA  e PSA .  Attenzione, più che monitorare i numeri e le classifiche delle varie aziende bisognerà capire chi prenderà la leadership del settore avviando una politica di efficienza del capitale attraverso alleanze. Quale di questi cinque protagonisti, il brasiliano Carlos GHOSN (Renault ), il portoghese Carlos TAVARES( PSA) , il tedesco Herbert DIESS (Volkswagen), la irlandese Mary BARRA(GM) e l’inglese Mike MANLEY (FCA) farà la prossima mossa ?

Le voci di mercato sono molte, ma, come spesso accade, potrebbe apparire un outsider, ricordiamoci quanta attenzione e investimenti stia dedicando Google per rivoluzionare il concetto di mobilità. Siamo nell’era dove la proprietà fisica dell’auto non è la priorità, mentre i servizi stanno diventando essenziali. Non bisogna fare un grande sforzo di fantasia per immaginare una APP con la quale sotto casa ci arriverà un auto senza conducente pronta ad essere guidata , ovviamente in modalità elettrica. Anche questo è ottimizzare il nostro capitale per muoverci.  Marchionne era un personaggio iconico ed essenziale, anche nel vestire sempre con jeans e pullover, con uno stile fuori dalle norme, coraggioso, intelligente e capace di parlare fuori dai denti. In una delle sue tante apparizioni aveva detto “La vita è un insieme di luoghi e di persone che scrivono il nostro tempo” ricordandoci che non vi può essere la successione e continuità per scrivere la storia del nostro tempo: a Mike Manley spetta il compito di essere autentico e vero cogliendo come il mondo cambia ed evolve.