Selezione Naturale & Paradigmi Economici Alternativi: Uno Sguardo alla Buddhist Economics

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Una delle implicazioni filosofiche più interessanti – e meno apprezzate – della Teoria Darwiniana consiste nell’applicabilità del famoso concetto della “selezione naturale” alle idee, la cui sopravvivenza nella società – similmente a quanto accade per le specie animali nell’ambiente naturale – viene così a dipendere dalla loro capacità di adattarvisi attraverso un processo evolutivo.

Spunto che è lo stesso Darwin a proporre nella conclusione de l’Origine dell’Uomo (1871): “I fatti falsi sono molto dannosi al progresso della scienza, perché spesso resistono a lungo; le opinioni false invece, se sostenute da qualche prova, fanno poco danno, perché ognuno si procura la legittima gioia di provarne la falsità; quando ciò avviene, si chiude un sentiero verso l’errore, e spesso nello stesso tempo, si apre la strada verso la verità.”

In questo modo sopravvivono solo le teorie che più fedelmente si adeguano alla realtà circostante – od almeno una varietà di queste. La verità emerge quindi  non da una ricerca del telos – un fine ultimo da raggiungere –  ma da una “lotta per la sopravvivenza delle idee“. Ed è proprio come una specie animale impegnata ad assicurarsi una discendenza nel proprio ambiente naturale, che il corrente paradigma neo-liberale – i cui limiti strutturali stanno progressivamente emergendo – si trova oggi a dover combattere nel dibattito teorico economico contro una serie di misteriose specie concorrenti. Misteriose perché fin adesso mai studiate.