Senza Investire in Istruzione e Innovazione l’Italia Non Cresce

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L’Italia non cresce e non produce. In questi giorni abbiamo assistito a una sequela di revisioni sulle stime del Prodotto interno lordo italiano, tutte dal segno negativo. Già a luglio Bankitalia correggeva le sue previsioni di inizio anno, nel 2014 Pil in crescita dello 0,7%, sostituendolo con un modesto +0,2%. E anche le revisioni degli ultimi giorni di Ocse e Centro Studi Confindustria portano tutte e due segno negativo: l’Italia chiuderà il 2014 in recessione e secondo entrambi sarà un Pil al -0,4%.

Settembre è il mese degli annunci, dei mille giorni di maniche arrotolate, di owlbuster in azione e di campanelle che riniziano a suonare. E prontamente, come da tradizione, a settembre si parla di riforma dell’istruzione. Sono 12 le linee guida che il governo ha pubblicato su passodopopasso.italia.it dando il via a due mesi di consultazione pubblica. Una vera e definitiva riforma della Scuola rientrerebbe tra quelle riforme strutturali che in Europa e altrove ci chiedono da tempo. Riforme necessarie per la crescita e per essere all’altezza delle sfide tecnologiche di un economia globale competitiva. In questo senso un sistema di istruzione all’avanguardia potrebbe giovare alla crescita produttiva del paese.

Il ritardo tecnologico italiano riflette un arretramento negli standard educativi. Una bassa crescita, deboli investimenti in tecnologia e capitale umano, e una popolazione sempre più vecchia sono i motivi principali della difficile situazione in cui l’Italia si trova oggi. Lo afferma Ashoka Mody, professore di politica economica internazionale alla Princeton University e ricercatore esterno di Bruegel (think thank indipendente europeo), con una carriera passata tra Università, Fondo Monetario Internazionale e Banca Mondiale. Per dimostralo compara l’Italia con la Svezia, con una performance economica tra le migliori d’Europa, usando come terzo termine di paragone la Francia, per enfatizzare i due gap presi in considerazione: quello innovativo e quello educativo.