Shutdown: a un Passo Dal Baratro

Spesa totale: 3,102 miliardi di euro

Il rischio default della più potente economia mondiale è stato scongiurato una decina di giorni fa dopo l’accordo raggiunto tra Democratici e Repubblicani sull’aumento del limite al debito pubblico. Sono stati giorni di tensioni quelli passati, da quando, il 30 settembre, è scaduto il termine per approvare il nuovo piano per la spesa pubblica. Lo shutdown, ossia la sospensione di tutti quei servizi ritenuti non essenziali offerti dalle agenzie federali, era scattato il 1 ottobre. Musei, parchi e uffici pubblici hanno dichiarato ferie obbligate non retribuite a circa 1 milione di lavoratori. Ma la deadline per trovare un accordo sul debito era fissata proprio per il 17 ottobre, giorno in cui sarebbe stato raggiunto il limite al debito pubblico che avrebbe potuto portare ad un Default americano.

L’accordo sull’aumento del debito pubblico, raggiunto tra i leader delle due opposizioni, Herry Reid per i Democratici e Mitch McConnell dei Repubblicani, è stato votato con 81 voti favorevoli e 18 contrari. Approvato dal congresso con 285 voti a favore, l’accordo è stato subito dopo trasformato in legge dal presidente Obama. Non si tratta di una soluzione definitiva, ma l’accordo prevede di sospendere il limite al debito pubblico fino al 7 febbraio e garantire il finanziamento alle agenzie federali fino al 15 gennaio. Come dire, tutto rimandato ad anno nuovo.

Problemi di questo tipo non sono di sicuro nuovi in America. Da quando è stato introdotto il cosiddetto “ceiling” al debito pubblico, questo è stato aumentato ben 17 volte. Ma questa volta la posta in gioco è molto alta e si temeva per il peggio. Con la maggioranza dei democratici al Congresso ma non al Senato, la partita è diventata molto difficile. La principale contestazione repubblicana riguarda la necessità di tagli alla spesa per scongiurare l’innalzamento delle tasse. Non si tratta di una questione nuova ma è una partita che si sta giocando dal 2011, da quando cioè il tetto al debito pubblico è stato superato e la cui soluzione, tra misure eccezionali e rinvii, è sempre andata procrastinata. A tutto ciò si aggiunge la cosiddetta Obamacare, la riforma sanitaria tanto voluta da Obama quanto osteggiata dai repubblicani perché ritenuta troppo socialista e costosa.

Intanto lo shutdown è stato stimato da S&P sia costato circa 24 miliardi di dollari all’economia americana. Ma ben più pericoloso sarebbe stato un default americano. Lo S&P 500, il principale indice azionario americano, ha chiuso la seduta del 18 ottobre in positivo in seguito ai rumors sull’accordo raggiunto. Le borse asiatiche oggi viaggiano in terreno positivo a seguito della buona notizia. La finanza ha avuto di che preoccuparsi in questi giorni. Fitch aveva emesso un outlook negativo sul debito americano per le tensioni politiche. Un potenziale default del debito americano avrebbe infatti potuto avere pesanti effetti negativi nell’economia mondiale. Basti pensare che il Treasury, il titolo di stato statunitense, è il collaterale più usato nelle transazioni finanziarie in tutto il mondo: il suo default avrebbe messo in difficoltà l’intero sistema finanziario. Gran parte del debito americano inoltre è detenuto nelle mani di Stati esteri, in primis da Cina e Giappone, e un suo possibile default avrebbe potuto causare tensioni politiche. Per non parlare poi delle conseguenze che avrebbe avuto in casa propria…