Slack: a Lavoro Devi Esserci

Slack

Le migliori applicazioni si sa, nascono da bisogni reali, a volte senza nemmeno immaginarselo. Questo è anche il caso di Slack, un’applicazione per la comunicazione interna ai gruppi di lavoro che sta spopolando in tantissime big company americane.

Tutto nasce quando La Tiny Speck di Stewart Butterfield, cofondatore di Flickr, decide di dedicarsi alla progettazione di un videogame, Glitch. Purtroppo il gioco non ebbe mai successo, ma sicuramente, lateralmente, ha contribuito al successo di Slack.

Slack all’epoca venne creato per aiutare gli sviluppatori a comunicare in maniera più efficace: ognuno di loro aveva base in città diverse degli States,  e trovavano in questa piattaforma il modo più facile e volevo per mandare messaggi, file, archiviare conversazioni e non accumulare mole di mail infinite.

Oggi Slack è una start up che cresce in maniera esponenziale: solo due mesi fa l’azienda è stata valutata 3,8 miliardi, dopo aver raccolto 200 milioni in finanziamenti.

Che servizi offre esattamente Slack?

La piattaforma freemium permette innanzitutto di creare dei gruppi di lavoro. All’interno ci sono un canale “General”, un canale “Random” e gli altri canali pubblici del team e le conversazioni dirette tra due membri del team. Grazie alla funzione “Post”, inoltre, gli utenti del gruppo possono creare contenuti in evidenza che si posso commentare a sé e modificare.

All’interno di ogni canale gli utenti potranno caricare file di ogni genere direttamente da Dropbox, Google Drive, Microsoft e via dicendo, necessari allo sviluppo di un progetto di lavoro. A queste funzioni base si aggiunge quello che realmente la differenzia da tutte le altre piattaforme: l’implementazione continua di features nel servizio. Come per esempio il motore di ricerca, grazie al quale nessuno più perderà file o impiegherà tantissimo tempo per cercare determinati messaggi.

Quindi, se da una parte Slack funziona come semplice chat, dall’altra è diventato un vero contenitore di contenuti grazie alle integrazioni permesse (con il client di posta, per esempio, o con Skype).

Ma qual è il segreto di questo grande successo?

Satya Van Heummen, autore su Medium ed esperto di startup, ha dato una sua interpretazione in un suo post. Il vero successo dell’applicazione starebbe nel meccanismo di “pressione sociale” (che siamo abituati a sentire con altre piattaforme come Facebook).

Se non sei dentro, se non posti, rischi l’isolamento sociale. Su Slack ci devi essere anche tu. E quando ne fai parte non puoi esimerti dal postare la tua opinione, archiviare file, condividere notizie. Nella sua analisi, Van Heummen, paragona Slack a Twitter, chiedendosi come mai il secondo non abbia lo stesso successo del primo, e anzi stia miseramente fallendo. La vera differenza la fanno i gruppi. Slack riunisce gruppi, squadre, team di lavoro. Twitter parla a singoli. Da qui deriva la pressione sociale, di cui sopra. Se non segui tutti i 37649 messaggi nella chat di Slack ti stai perdendo qualcosa di importante, se perdi lo stesso numero di messaggi su Twitter, non importa.

La conclusione della sua analisi, e quindi della ricerca del vero successo dell’applicazione, al di là della sue funzionalità pratiche che aiutano il lavoro in team, è che sia un mezzo che crei dipendenza, e che funzioni per questo. Van Heummen offre per questo un grande spunto di riflessione.