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Aut Out Brexit

Il partito dei conservatori britannici o Tories, comincio’ a sbandierare durante lo scorso mandato di governo l’asso nella manica che si riservava per il secondo esecutivo in caso di vittoria ai seggi: un referendum per lasciare libero il popolo di decretare il proprio sentimento verso l’Unione Europea, cosi da aprire la strada a un’eventuale uscita della Gran Bretagna alla Comunità Europea.  Oggi, questa possibilità non solo è più vicina, ma di fatto incombente in seguito alll’ultimatum presentato dal Primo Ministro inglese al presidente del Consiglio Europeo Donald Tusk. Sia chiaro, l’isola Britannica non ha mai fatto propri gli obbiettivi condivisi dallo zoccolo duro dell’Eurozona: tramite l’opt-out, si è sottratta a obblighi imprescindibili come la valuta unica, pur non rinunciando ai poteri decisionali dei paesi a norma, mantenendo invariata la sua strategia di espansione accellerata ed irregolare dell’UE per consolidare e aprire ulteriormente le proprie tratte commerciali (si noti che tra i principali partner commerciali dell’Isola si trovano Francia e Germania).

In palio dunque non vi è solo il prossimo referendum Oltremanica, ma l’andamento dei prossimi assetti internazionali: Londra reagisce a una crescita economica anemica ponendosi come guida per i disillusi all’interno dell’Unione. Al centro della questione si trovano gli interessi strategici dei Paesi che non hanno adottato l’Euro, cosi come la possibilita di interferire con le politiche sociali ed economiche da una posizione vantaggiosa perchè distaccata. Ancora una volta, la partita per le sorti dell’Europa si infiamma all’improvviso, e questa volta non per merito di Paesi Meridionali che invocano un ritorno alla giustizia sociale democratica travisata dai poteri forti dell’UE.

La lettera presentata da Downing Street insieme al discorso pronunciato all’Istituto Reale degli Affari Esteri di Chatham House settimana scorsa si articola intorno ai macro temi della libertà di movimento e dell’accesso al welfare per gli immigrati, vertendo infine su manovre riservate a favorire una maggiore sovranità nazionale cosi da ostacolare le proposte legislative comunitarie. Tale visione strategica viene sicuramente condivisa in patria, dove l’unica paura sentita dai sostenitori delle richieste è quella di isolarsi eccessivamente. Infine, nonostante Obama e le agenzie internazionali di credit rating abbiano piu’ volte rimproverato una condotta britannica alternativa, Cameron continua imperterrito a sostenere il proprio interesse nazionale, aprendo alla Cina con trattative storiche, e riconsiderando la sconveniente debolezza dei rapporti con il proprio backyard.