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Focus Russia – Olimpiadi fredde                

Nella scorsa edizione di questa rubrica, è stato brevemente accennato e spiegato come le relazioni tra USA e Russia si trovino in un momento di particolare tensione, segnato da un rapporto molto teso tra i leader dei due Paesi, cosi come da una serie di ostacolamenti reciproci in campo strategico e militare. Ma la logica di “una” guerra fredda si estende, come sappiamo, al di là del campo di battaglia: il vero conflitto ideologico prende parte nei cuori e nelle menti delle persone che supportano regimi politici contrastanti, ma infine non cosi diversi. Se quindi è dimostrato empiricamente da regressioni economiche che i bombardamenti in guerra vincono l’opinione pubblica, cosi come dai polls nei confronti di Putin, il Presidente deve ora fare i conti ora con l’accusa di state sponsored doping and terrorism: il Kremlino ha ufficializzato che boicotterà le prossime Olimpiadi se gli atleti russi risultati positivi alle analisi anti doping verranno espulsi.

Se pensavamo quindi che assumere sostanze stupefacenti nel corso della più grande manifestazione sportiva mondiale fosse un crimine osceno e degradante per se, viene difficile credere nell’accusa mossa dalla World Anti-Doping Association (WADA). Non solo gli atleti russi sono stati colti in flagrante, ma la Federazione Russa stessa è stata incolpata di un vasto e sistematico sistema di doping forzato verso i propri atleti: laboratori nascosti, provette distrutte, e azioni intimidatorie del FSB (il successore del KGB) nei confronti di atleti puliti sono solo alcune delle prove citate dal report della WADA, in cui viene esplicitamente dichiarato che “sarebbe terribilmente ingenuo concludere che le attività di manipolazione scoperte possano esser state svolte senza il consenso del Governo russo, tacito o esplicito che sia”. Il ministro dello sport russo Mutko si è rifiutato di dare credito al report, convinto di esser vittima della “politica delle sanzioni dello Zio Sam”; Mutko si è persino rifiutato di commentare in seguito alla rottura del contratto di sponsor che è avvenuto la scorsa settimana tra la nazionale di atletica russa e VTB, la seconda banca più grande della Russia.

Questi fatti sono pericolosi perchè evocano il clima di terrore e contraffazione degli anni ’70 e del programma di doping sportivo sostenuto dal governo sovietico della Germania dell’Est, al quale susseguirono numerosi scandali e proteste all’insegna del purismo nella lotta tra “bene e male”. Nel 1980 il Presidente americano Carter ordinò di boicottare i giochi olimpici di Mosca come protesta per l’invasione dell’URSS in Afghanistan; 29 paesi presero parte al boicottaggio, svolgendo delle competizioni sportive alternative nell’Università della Pennsylvania a Philadephia. Ma ancora nel 1984, la Russia con 14 paesi decise di non prendere parte alla sessione dei giochi olimpici svoltasi a Los Angeles, citando come movente ufficiale la mancanza di sicurezza per i propri atleti; più probabilmente la mossa è da intendere come una risposta strategica all’astensione americana di 4 anni prima. Oggi la storia si ripete, e siamo più vicini all’inasprimento del dialogo di quanto si pensi: i fatti lo dimostrano.