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Yellow fever

Zhou Xiaochuan, vice presidente della Banca Centrale Cinese, dichiarò nel 1993 che “essere radicali o graduali è relativo: in paesi socialisti un riformista occidentale cauto viene spesso scambiato per un radicale”. Oggi più che mai, il gradualismo cauto cinese sta rendendo i suoi frutti: il Fondo Monetario Internazionale si appresta a riconoscere la valuta cinese, lo Yuan, come una delle “valute riserva” di riferimento, al pari dell’euro e del dollaro: lo Yuan verrà dunque sdoganato e lasciato fluttuare come parte del sistema economico globale, dominato in larga parte fino ad oggi da US, Europa e Giappone. In effetti, le banche commerciali cinesi, come l’ICBC o la Bank of China sono tra i principali istituti creditizi mondiali in termini di volume, con miliardi investiti in progetti e infrastrutture nei paesi in via di sviluppo. Dunque, dopo il rifiuto del 2010, l’FMI ci ripensa e si appresta a puntare su un’apertura prossima dei mercati finanziari cinesi, che ancora ad oggi sono irraggiungibili per i capitali stranieri.

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Questa scelta strategica da parte dell’istituzione occidentale ha un’importante valenza storica nonchè politica: il percorso economico cinese con la leadership di Pechino viene premiato come cauto, adeguato e lungimirante. Eppure quest’estate si temeva il peggio per l’economia del dragone, con il più grande crollo finanziario per il paese, paragonato alla crisi degli anni ’30 americana, con l’aggiunta di sciagurati aneddoti riguardanti salti nel vuoto dai grattacieli e suicidi saltuari. Tuttavia, l’immagine è più complessa: la Cina sta consolidando la propria identità economica. Da laboratorio di manodopera a basso costo e un’economia fondata sugli investimenti stranieri, la Cina cambia volto, puntando su un economia di consumi (come nei paesi sviluppati), aprendosi ai mercati internazionali. Non fatevi prendere dal panico se dunque il PIL crescerà al 5,6,7 o 8%; queste misure sono svianti e adatte solo ad occupare un titolo in prima pagina. La verità è che la Cina cresce nella giusta direzione, e con una condotta più severa, idonea e congiunta rispetto al motto “canis canem edit”, più consono a Wall Street.