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Infine, dal punto di vista strategico le forze cinesi crescono intatte e lontane dai conflitti critici e radicati che tengono le forze occidentali impegnate in guerre senza fine e senza fini. La spesa cinese in armamenti è intorno ai $200mld (seconda solo agli Stati Uniti); le zone di influenza della Repubblica Popolare si estendono per tutto il Mar Cinese Sud Orientale, nonostante la zona sia identificata dal Giappone e dalle Filippine come “acque internazionali”. Infine, proprio in questi giorni sembra confermata la prima impresa strategica cinese volta a finalizzare una presenza militare costante in uno stato estero. Il Capo del Commando US in Africa ha rivelato questa settimana che l’intelligence fino ad ora recuperata indica chiaramente l’intenzione cinese di costruire una basa militre in Djibouti, la prima del suo genere fuori dai confini della Repubblica. Da notare, che in Djibouti gli Stati Uniti stanziano circa 4,000 soldati come contingente per le operazioni strategiche nel Corno d’Africa. Questo mese il Capo dell’esercito cinese Fenghui e il Presidente del Djibouti Guelleh si sono incontrati per assistere alla manovra di una nave da guerra cinese ancorata per rifornimenti nel paese africano. Inoltre, China Military Online, una pubblicazione ufficiale dell’esercito, ha riportato che i due leader hanno espresso la volonta’ di procedere con una cooperazione pragmatica tra i due eserciti. Il leader del Djibouti ha confessato alla francese AFP che “una presenza militare cinese nel suo paese sarebbe ben accetta” (la Cina ha costruito tra le varie infrastrutture in Djibouti una ferrovia per l’Etiopia, un aeroporto e un porto marittimo).

Il governo cinese si affaccia sul mondo come egemone, imparando dai rivali imperialisti ma senza commettere gli stessi errori: i segnali economici cosi come quelli strategici lo dimostrano.