SmartAnalytica: Il Tuo Sguardo sul Mondo

Una serie di problemi economici hanno messo in ginocchio l’Argentina negli ultimi anni, tra cui un’inflazione intorno al 30% (tra le piu’ alte del mondo) e un deficit fiscale del 7% dovuto in gran parte al sistema di sussidi statali e benefit previsti dal piano welfare. Inoltre, la situazione è resa ancora piu’ complessa, se non tragica, dall’impossibilità di ricorrere a finanziamenti all’estero tramite l’emissione di debito su piazze internazionali: è infatti in corso un caso giudiziario straordinario a Wall Street che ha come fine quello di sistemare la disputa legale tra la Banca Centrale Argentina e il gruppo di 13 creditori o “holdouts”, di cui la maggior parte Hedge Funds, i quali non hanno mai accettato le manovre di ristrutturazione finanziaria e dunque insistono per essere ripagati secondo gli accordi iniziali. Gli interessi sul debito argentino non vengono di fatto pagati da piu’ di un anno e mezzo, poiche’ i creditori non hanno accettato un ridimensionamento del 75% sulle somme prestate: un analista argentino di un’importante banca di investimento ha affermato che “ l’accordo non è stato raggiunto per colpa della politica psicopatica ed ideologica dei precedenti presidenti.

Infine la valuta locale, il peso, è al momento estremamente sopravvalutato, con il tasso di cambio ufficiale intorno ai 10 pesos per un dollaro, quando invece al mercato nero i dollari vengono accettati in cambio di 15 pesos; un allineamento dei tassi e’ dunque una priorità per la leadership entrante, che ha già dichiarato di esser pronta a portare avanti una svalutazione massiccia. Ed è proprio secondo queste anticipazioni che le agenzie di viaggio internazionali hanno aumentato i pacchetti vacanza del 20-30%, secondo la testata BNAmericas.

Nonostante quindi lo scenario appaia altamente compromesso, non c’e’ da meravigliarsi se uno spiraglio di speranza è stato riaperto e, dopo 12 anni di livelli di investimento compressi, il sentimento di fiducia degli investitori è stato rianimato in seguito alle elezioni e alle dichiarazioni anticipatorie dell’esecutivo entrante; il Vice Presidente degli Stati Uniti Biden prenderà parte alla cerimonia presidenziale e nel frattempo un nuovo ambasciatore argentino a Washington è già stato nominato. Per piu’ di un decennio l’Argentina è stata sottomessa a un’approcio politico schizofrenico, inebriata dall’interventismo economico del governo in ambito aziendale, e abbagliata da una politica che pur essendo nata come anti imperialista e liberale, ha portato un paese allo stremo.

La sfida che si presenta innanzi al nuovo governo è sicuramente molteplice e complessa: se stampare piu’ moneta potrebbe portare a una rapida svalutazione e al risanamento delle casse statali, dall’altra una linea politico-economica simile non farebbe altro che continuare ad alimentare l’inflazione già alle stelle. L’approcio economico richiesto al presidente deve essere quindi estremamente sensibile e accorto: sgravi fiscali per far ritornare in patria il capitale detenuto all’estero sono già stati preannunciati come possibile soluzione al risanamento delle riserve del paese.

Vi è una riflessione interessante e paradossale in fondo a questa vicenda: i paesi sviluppati del G8 entrarono in una fase economica critica poichè sormontati tra le altre cose da una montagna insostenibile di debito, mentre dall’altra parte del mondo vi sono paesi con grande potenziale che sono sull’orlo della catastrofe proprio per l’impossibilità di indebitarsi...

Focus Egypt – una battaglia nuovamente persa?

Venerdi scorso si è verificato un grave attacco all’interno di un popolare nightclub del Cairo che ha causato 16 morti e 3 feriti, in seguito al lancio di numerose molotov vicino al centro della capitale. Nonostante le autorità abbiano prontamente affermato che l’attacco non aveva alcuna connessione con moventi terroristici, sorge spontaneo sottolineare la gravità dell’ennesimo atto disumano entro i confini di un paese allo sbando: la sicurezza delle strade rimane uno dei problemi principali per l’Egitto, da quando i militanti islamici erranti hanno iniziato a colpire lo stesso esercito che ha deposto il presidente islamista della Fratellanza Musulmana Mohamed Morsi, in seguito a proteste di massa nel 2013.