SmartAnalytica, il Tuo Sguardo sul Mondo: Svalutazione dello Yuan e Pericolo Corea del Nord

I paesi occidentali hanno in passato suggerito tramite la Banca Mondiale e il FMI varie misure per la modernizzazione e lo sviluppo economico delle società dei paesi emergenti, di fatto sotterrando i paesi del sud del mondo sotto una montagna di dollari di debito per la realizzazione di infrastrutture spesso sottoutilizzate e poco utili. Oggi il dollaro americano è infatti la valuta più diffusa tra le riserve delle banche centrali in tutto il mondo.

Lo Zimbabwe aveva già nel 2009 abbandonato la propria valuta locale dopo aver sperimentato un’inflazione del 500% che l’aveva resa inutilizzabile; in seguito l’economia iniziò a ruotare attorno a scambi di dollari americani e rand sud-africani. Tuttavia, in seguito alla condanna da parte delle democrazie occidentali delle pratiche incivili e incompatibili con gli standard dei diritti umani internazionali del governo di Harare, il presidente Mugabe ha adottato una politica “look East”, e a questo proposito commenta che l’utilizzo dello yuan “sarà una funzione importante nel dialogo commerciale tra la Cina e lo Zimbabwe”.

Secondo il The Guardian, in una delle rare visite di un capo di stato in Zimbabwe, il presidente Xi Jinping avrebbe promesso all’élite africana di “rinnovare le infrastrutture esistenti e di migliorare la distribuzione energetica nella regione”: ancora una volta una super potenza si affaccia su un’economia emergente con l’impegno di assisterla nel corso del proprio sviluppo, ma garantendosi un forte appiglio internazionale tramite l’innesco della propria valuta alla base del funzionamento economico del paese del terzo mondo.

Questa transizione può quindi esser interpretata come una prima stoccata dell’imperialismo cinese dello yuan agli equilibri economico politici dell’Africa sub Sahariana.