SmartAnalytica, la Posizione dell’Iran, la Credibilità Argentina e la Guerra Siriana

Il problema di fondo che un’escalation del genere nella regione, seppur manipolata dai due blocchi, rischia, come gia’ sta accadendo, di cadere in un vortice senza contollo dove fazioni e milizie armate si combattono grazie a un’inondazione di armi e equipaggiamenti militari sponsorizzata dalle super potenze. Tuttavia le sorti della regione sono incontrollabili ed imprevedibili: il Generale iraniano Hosseini ha affermato ai microfoni della televisione di stato Press TV che le “politiche saudite causeranno un effetto domino e saranno seppellitte sotto la valanga che hanno causato”.

A questo punto dobbiamo chiederci: se in Arabia sono i petrodollari a comandare, chi tesse le fila del potere all’interno della Repubblica Islamica iraniana? Il governo è davvero così lungimirante e democratico come appare? Come spiegai in uno degli articoli precedenti, un leader non è monopolista assoluto del potere della sua regione, ma tutt’altro: egli è scelto come ago della bilancia per armonizzare le relazioni tra i vari nuclei di potere ed elite del proprio paese. Quindi per quanto il presidente iraniano Rohani sia incline ad un’apertura internazionale del proprio paese caratterizzata da toni moderati, chi comanda davvero a casa? Notiamo innanzitutto che come teocrazia, l’ordine e i costumi del paese sono regolati da una Guida Suprema o Ayatollah, che non solo ricopre il ruolo di guida spirituale, ma è di fatto anche il capo esecutivo del fondo di stato Setad (“la sede per l’esecuzione degli ordini dell’Imam”) che controlla partecipazioni aziendali in vari settori strategici e industriali per circa $95 miliardi. Infine, anche le Guardie della Rivoluzione o Pasdaran, essendo vicino al cerchio del potere, hanno un importante ruolo economico da preservare e accrescere. Ecco spiegata a grandi linee la società civile iraniana: una rete clientelare e di welfare regolata dal governo e dai ministri che gestiscono l’assegnazione di appalti e commesse, influenzando direttamente le vite di milioni di cittadini.

 L’Argentina guadagna credibilità

Questa rubrica ha presentato nelle scorse settimane un contesto economico e sociale di un’Argentina che sta cambiando. Dopo anni di stagnazione economica dovuta a una leadership politica confusa, l’esecutivo del neopresidente Macri ha annunciato questa settimana che il Paese è intenzionato per la prima volta dopo 14 anni a rimborsare le obbligazioni sulle quali aveva dichiarato default nel 2002.

Macri

La notizia è particolarmente importante per il nostro paese, in quanto i primi beneficiari di questa apertura internazionale saranno proprio i 50,000 investitori italiani facenti parte del gruppo di holdouts (gli investitori che si erano rifiutati di raggiungere un compromesso su un pagamento inferiore negli anni passati): essi riceveranno il 150% del valore nominale dell’investimento iniziale.

Secondo Bloomberg infatti, il 70% degli investitori italiani che detenevano obbligazioni italiani o sono scesi a compromessi o sono deceduti, visto che la maggior parte di essi ha oggi tra i 60 e gli 80 anni. Ancor piu’ importante che per i diretti interessati, è il messaggio di speranza e di apertura che il paese sudamericano lancia verso la comunità internazionale: l’Argentina potrebbe tornare ad avere accesso all’erogazione del credito sui mercati globali, ma solo dopo aver risolto la disputa con gli hedge fund di Wall Street per circa 9 miliardi di euro (rispetto al 1.35 miliardi rimborsati agli investitori italiani).