Smartstories: la Storia di Elisa, da Milano a Bangkok per una Vita tra le Startup

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Un recente studio della Camera di Commercio di Milano e Brianza, svolto sull’elaborazione di dati Istat, ha confermato un aumento dell’emigrazione di giovani verso Paesi come Germania, Gran Bretagna e Stati Uniti.

La voglia delle nuove generazioni di esprimere a pieno il proprio potenziale e di scoprire le opportunità all’estero sta causando quasi uno spopolamento di cervelli, tra i quali vi sono anche coloro che provano a sperimentarsi in Paesi del Sud-Est Asiatico, dove i tassi di crescita sono esponenziali.

Uno di questi cervelli è Elisa Villa, laureanda in marketing con una spiccata passione per l’innovazione, che ha deciso di trasferirsi in Thailandia per lavorare per una startup.

Elisa,ci racconteresti brevemente la tua storia?

Dopo il liceo mi sono iscritta al corso di laurea di economia e finanza in Bocconi. La consideravo un’università prestigiosa che mi avrebbe aperto molte possibilità per il futuro. Grazie all’exchange programme dell’università ho frequentato un semestre a Denver, Colorado, avevo il sogno dell’America e finalmente ero riuscita a realizzarlo. Grazie a questa esperienza sono diventata abbastanza fluente in inglese da potermi iscrivere a un corso di laurea specialistica in inglese e mi sono resa conto che non volevo continuare a studiare solo finanza. Mi sentivo più orientata verso il consumatore e il mondo dei servizi.

Mentre scrivevo la tesi di triennale ho lavorato in una start up di consulenza a Milano, devo moltissimo al mio capo che mi ha insegnato tantissimo ed è una persona a cui posso rivolgermi ancora oggi per chiedere consigli su lavoro ed università. Durante l’estate ho ripreso a viaggiare, trascorrendo un mese in Tanzania per volontariato.

Ho quindi iniziato il master in marketing e nell’agosto 2014, per una serie di imprevisti, mi sono trovata a partire per lavorare 3 mesi alla camera di commercio di Bangkok.  Lì ho conosciuto molti imprenditori italiani che mi hanno raccontato le loro storie accomunate dalla delusione comune per le opportunità offerte loro in Italia.

Tornata da Bankok ho trascorso l’ultimo semestre di studi in Canada e successivamente ho avuto un’esperienza di stage in una multinazionale di servizi finanziari. Ma mi sono resa conto presto che sarebbe stato difficile ottenere un rinnovo che fosse qualcosa di più di uno stage. Sentivo di imparare poco, di stare sprecando gli anni di studio. In quel momento è arrivata l’offerta da Bangkok, un conoscente stava cercando una persona che seguisse il business development della sua start up di servizi finanziari. Ha saputo che io avevo già lavorato in Thailandia e al momento lavoravo nel mercato nelle carte di credito. L’offerta era ottima e ho deciso di accettare.

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Quanto è stato importante per te viaggiare?

Ho sempre avuto la passione per i viaggi. Da bambina sognavo di viaggiare per gli Stati Uniti, vedere New York, la California… viverci 3 mesi mi ha fatto capire che anche l’America ha i propri aspetti negativi.

Tuttavia non avevo mai pensato all’Asia,  ero ancor innamorata dell’America e non vedevo quel continente come un posto adatto a me. Invece mi sono innamorata di quei luoghi e lì ho capito cosa davvero amo dei viaggi: parlare con le persone del posto e ascoltare le loro storie, sperimentare modi di vivere completamente diversi dai miei, nuove cucine… viaggiare mi ha aperto la mente, mi ha insegnato ad accettare le diversità culturali di ogni paese.

Di cosa ti occuperai lì?

La società in cui lavorerò offre servizi finanziari a privati e imprenditori. Al momento emettiamo carte prepagate internazionali, i passaggi successivi, ai quali contribuirò anch’io, saranno quelli di ottenere tutte le licenze necessarie ad operare in Asia ed implementare ulteriori servizi ai consumatori. Per ora posso dire solo questo,

Come mai hai scelto di lavorare per un’azienda appena nata invece che per una multinazionale?

Perché sentivo il bisogno di imparare tanto e di responsabilizzarmi. Una piccola azienda non ha a disposizione la quantità di risorse di una multinazionale, di conseguenza chiunque ne faccia parte deve farsi carico di più responsabilità, deve svolgere compiti diversi.. sarà un lavoro più duro ma anche un’ottima palestra per il futuro. Vorrei uscire da lí in grado di sapermi muovere nel mercato e con gli strumenti per dare vita a qualcosa di mio nel futuro!

La multinazionale è un ambiente che dà più sicurezza, ma la crescita interna mi è parsa lunga, difficile e poco stimolante.

In che cosa, commercialmente parlando, Bangkok si differenza rispetto all’Italia?

La Thailandia è ancora un passe molto chiuso, esistono una serie di restrizioni che limitano i lavoratori stranieri nel paese. I rapporti commerciali non sono determinati solo dal migliore offerente ma anche da rapporti familiari e persino etnici: il partner thailandese viene preferito allo straniero. È inoltre una società molto Money oriented, che spesso predilige il risparmio di denaro alla qualità dei prodotti e dei servizi offerti.

Nonostante tutto, le possibilità di business sono molte. I locali rimangono comunque attratti dallo stile di vita occidentali e nel loro tentativo di imitarlo si aprono opportunità per noi. Inoltre, il valore aggiunto che portiamo in questo paese e’ proprio la nostra attenzione alla qualita’, al “far bene le cose”. Si tratta inoltre di un paese in crescita, sia dal punto di vista industriale che turistico, senza instabilità politiche interne che influenzino negativamente l’economia. (come dimostra il colpo di stato nel 2014 durante il quale la città non si fermò e si continuò  a lavorare tranquillamente.)