Smartweek Racconta Carlos Slim Helù, il Controverso Magnate Messicano di Telefonia e Tabacco

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Quando, infatti, si diffonde l’idea secondo cui “in Messico non ci sia più niente da acquistare”, l’imprenditore inizia a ricercare nuove opportunità e acquista quote di numerose società americane (tra cui OfficeMax, Barnes & Noble, Circuit City e CompUSA).
Sbarca successivamente nel mondo dei media, approdando prima al New York Times (di cui è oggi il principale azionista individuale, col 17% delle azioni) e poi fondando Ora TV, che ha prodotto e distribuito, tra l’altro, Larry King Now – candidato agli Emmy Awards.

Telecomunicazioni, banche, tabacco, catene di ristoranti e il 30% delle azioni Apple: tutto questo rientra nel patrimonio del magnate messicano che, stando a quanto affermato dalla rivista Fortune, rappresenta il 5% del Pil del Paese. Ciononostante, Slim non ha mai ostentato la sua ricchezza: non è amante degli eventi mondani e, per lungo tempo, ha fatto a meno dell’autista personale e ha vissuto nella stessa casa di sei stanze per quarant’anni. I suoi unici vezzi sono i sigari cubani e l’arte.

Non a caso la scomparsa prematura della moglie spinge il businessman a realizzare un museo, il Soumaya Museum, in cui è conservata la sua collezione d’arte che comprende approssimativamente 70mila oggetti. Al suo interno, la più grande collezione privata delle opere di Auguste Rodin, oltre a quadri di Tintoretto, Mirò, Modigliani, Dalì e molti altri artisti, compreso Leonardo Da Vinci. Non solo collezionismo: il nome di Carlos Slim Helù è noto anche nel mondo della Formula 1: nel 2011, infatti, Slim avanza l’idea di fondare un consorzio – insieme all’imprenditore Rupert Murdoch – per il controllo della F1. Le sue affermazioni portano Bernie Ecclestone, allora al comando, a dichiarare che la F1 “non è in vendita”.