Smartweek Racconta Howard Schultz, il Founder di Starbucks con un Debole per l’Italia

Image: Starbucks CEO Howard Schultz

Dalle case popolari di Brooklyn ad Amministratore Delegato di Starbucks, Howard Schultz non è solo imprenditore e scrittore, è anche un uomo talentuoso che si è fatto da solo.

Nato nel 1953, trascorre la sua infanzia insieme ai fratelli nelle case popolari offerte dall’Autorità Edilizia di New York a causa di un infortunio del padre che prosciugò le finanze della famiglia. Grazie alle sue doti naturali per l’atletica, vince una borsa di studio per frequentare l’Università del Nord Michigan: è il primo della sua famiglia ad accedere all’istruzione universitaria. Si laurea in comunicazione nel 1975 e inizia la sua carriera professionale presso la Xerox Corporation, una delle più grandi aziende produttrici di stampanti e fotocopiatrici. La sua gavetta inizia come “uomo delle vendite”, ma il suo talento naturale lo porta in breve tempo a ricoprire ruoli gestionali ben più importanti.

È tutta una questione di caffè

Il suo primo incontro con il caffè risale al 1979, quando viene nominato general manager delle attività di Hammarplast, produttore di macchine per il caffè americano, sul suolo statunitense. Dal controllo degli ordini e il monitoraggio dei clienti, uno in particolare stuzzica la curiosità di Schultz: un negozio di chicchi di caffè situato a Seattle. Il suo nome è Starbucks Coffee Company. Così, va a Seattle per soddisfare la sua sete di conoscenza: perché un negozio deve ordinare così tanti filtri conici in plastica?

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Rimane sorpreso e ammaliato dalla profonda conoscenza del caffè e dalla competenza professionale del personale. Trascorre solo un anno prima che Schultz entri in quella che sarà la sua azienda. Siamo nel 1982: Howard Schultz è Direttore Marketing di Starbucks e sposa la sua fidanzata Sheri Kersch, un’interior designer, dalla quale avrà due figli.

A quei tempi, la catena di caffetteria americana era molto diversa rispetto a come la conosciamo adesso: l’idea, che poi ha portato la nascita del modello Starbucks come siamo abituati a vederlo, ha origine proprio in Schultz durante un viaggio di lavoro a Milano. Scopre, così, che ogni via italiana ha un bar concepito non tanto come take away del caffè, quanto come un punto di raccolta sociale.

Schultz rientra alla base con la convinzione di dover modificare l’approccio di Starbucks, replicando ciò che aveva visto in Italia. Tuttavia, i proprietari della torrefazione non sono dello stesso avviso e declinano la proposta. A questo punto, le cose sono due: Schultz può insistere con la sua intuizione oppure assecondare il volere dei piani alti.

L’idea vincente: nasce IlGiornale

La perseveranza e la fiducia in se stesso, che da sempre lo caratterizzano, spingono Schultz a lasciare il posto di Direttore Marketing nel 1985 e ad aprire il suo personale punto vendita di caffè in stile italiano: IlGiornale. Per far decollare una formula, tra una cosa e l’altra, sono necessari 1,6 milioni di dollari.

afferma il giovane Schultz. Alla fine, trova il sostegno di Jerry Baldwin e Gordon Bowker, due imprenditori americani.

ilgiornaleDopo soli due anni di attività, nel 1987 il management di Starbucks vende tutte le caffetterie a IlGiornale per 3,8 milioni di dollari. Inizia qui il mandato di Amministratore Delegato dell’impero della caffetteria, con un rebranding de IlGiornale in Starbucks. Il successo è principalmente veicolato dall’atmosfera informale e conviviale che crea nella sua caffetteria: i suoi clienti la considerano una terza casa per la sua capacità di donare lo stesso relax delle mura domestiche durante la giornata lavorativa. In parallelo, Schultz coltiva la sua passione per la scrittura e pubblica due libri “Pour Your Heart Into It” e “Onward: How Starbucks Fought for Its Life Without Losing Its Soul”.

I ruggenti Anni Novanta

Gli anni Novanta iniziano con il botto: Starbucks è sul mercato con una catena di 165 punti vendita, approda a Wall Street e chiude il 1992 con un fatturato complessivo di 93 milioni di dollari. Successo imprenditoriale e doti da scrittore a parte, dobbiamo ricordare che Schultz è un inguaribile sportivo che, come si dice, colloca nella scala delle priorità prima il dovere e poi il piacere. Quindi, consolidata la propria posizione professionale, l’AD di Starbucks diventa proprietario della squadra NBA di Seattle SuperSonic dal 2001 al 2006, quando la rivende danneggiando la sua popolarità. Un inconveniente tempestivamente rimediato con l’inserimento di Schultz nella classifica dei 400 uomini più ricchi degli USA redatta dalla rivista Forbes per due anni (2006 e 2013).

Con il nuovo millennio Starbucks continua la sua crescita esponenziale, arrivando nel 2012 ad avere oltre 17 mila punti vendita e una copertura internazionale in 39 Paesi.

L’attenzione al sociale

Howard Schultz con Starbucks non solo ha creato un impero nella ristorazione rimanendo fedele ai suoi principi originari, ma ha saputo anche sfruttare la propria influenza economica per intervenire su tematiche di ordine sociale: assistenza sanitaria, diritti della comunità LGBT, dei veterani e dei senzatetto. Ecco perché lo scorso 3 aprile ha annunciato il suo ritiro da CEO di Starbucks per poter occuparsi a tempo pieno, in qualità di Presidente, della Corporate Social Responsibility e dello sviluppo di Starbucks Reserve, il nuovo brand premium.

piazza duomoL’ironia del destino vuole che il 2017 si aprirà con l’inaugurazione di Starbucks a Milano, la città in cui tutto è nato, e Schultz non sarà presente per il discorso di apertura: sarà il suo erede designato, Kevin Johnson, ad aprire il dialogo tra Starbucks e l’Italia. Schultz ha ripetutamente dichiarato che

Uomo fedele

Il Presidente di Starbucks è stato indubbiamente una figura fondamentale per il successo economico dell’azienda, ma è altrettanto certo che c’è molto di più dietro la sua figura.

C’è un uomo tenace, forte e carismatico: il suo lavoro e la sua poliedricità si sono riflessi nell’azienda che ha saputo trasformare uno stile di vita prettamente italiano in un business da miliardi di dollari e ha sempre avuto un occhio di riguardo per il contesto sociale. Howard Schultz ha avuto il coraggio di investire su se stesso, sulle sue doti naturali per esprimere a pieno la propria personalità in vari campi: dallo sport alla scrittura fino all’intuito per gli affari.

Anche lui ha vissuto i suoi alti e bassi, i momenti di sconforto e di insicurezza, ma ha saputo sempre trovare la strada per rialzarsi più forte di prima.

In conclusione, se si tentasse di definire Howard Schultz con un aggettivo, probabilmente sarebbe fedele. Fedele a se stesso, ai propri principi, al proprio intuito, all’Italia e soprattutto a Seattle. È una città che lo rappresenta in toto, come afferma: