Smartweek Racconta Jack Ma, il Fondatore Triste di Alibaba

alibabaALIBABA, LE ORIGINI

Ma decide di puntare su un nome semplice, che tutti potessero conoscere e pronunciare. L’illuminazione avviene in un bar di San Francisco: Alibaba rimandava a quel personaggio buono e intraprendente che, scoperto il tesoro dei 40 ladroni, aveva aiutato con la sua generosità il villaggio in difficoltà. Per essere sicuro che la sua scelta fosse quella giusta, inizia a fermare baristi e passanti a caso chiedendo loro se sapessero qualcosa della storia di Mille e Una Notte. Finì per dichiarare, anni dopo: «Tutti conoscevano Alibaba. Persone provenienti dall’India, dalla Germania, da Tokyo e dalla Cina […]. Così facile da pronunciare, così internazionale. Alibaba è l’“apriti sesamo” delle piccole e medie imprese».

Goldman Sachs fiuta presto il potenziale dell’azienda e, insieme ad altri importanti investitori, fornisce capitale alla società perché raggiungesse redditività. Ma per il visionario fondatore non era abbastanza: il suo obiettivo era quello di rivoluzionare il mercato globale dell’e-commerce.  Andando contro gli stakeholder, che non erano d’accordo col guanto di sfida lanciato da Ma, quest’ultimo potenziò la sua azienda, creando nel 2003 la piattaforma Taobao e l’anno successivo Alipay, rispettivamente un sito di vendita e un servizio di pagamento online. Taobao cresce rapidamente e attira l’attenzione di eBay, che avanza un’offerta. Offerta che Ma declina senza indugio, preferendo invece accettare il supporto del co-fondatore di Yahoo! Jerry Jang e il suo miliardo di dollari di finanziamento.

Grazie a questa manovra, Ma ha gettato le basi del “fenomeno Alibaba” così definito dal The Economist, secondo cui il colosso cinese avrebbe il potenziale per creare enorme ricchezza a livello mondiale - a patto che le autorità statali gli permettano di gestire il proprio business in autonomia.

Un business che l’ha messo non solo al pari di tutte quelle Big Corp che non molti anni prima avevano rigettato ogni sua candidatura, ma a volte anche al di sopra di esse: lo scorso settembre, un’affiliata di Alibaba ha investito 460 milioni di dollari nella sussidiaria cinese di Yum Brands. Chi è Yum Brands? La parent company di Taco Bell, Pizza Hut e, soprattutto, KFC.

Un successo di cui l’imprenditore cinese ha però affermato di avvertire il peso: «Non sono affatto contento, sento troppa pressione sulle mie spalle. Mi sforzo di essere sereno, per non deludere le aspettative dei soci, degli azionisti e dei clienti. Ma quando si è la persona più ricca del proprio Paese, chi ti circonda lo fa per i soldi [...]. Il denaro che ho oggi è una responsabilità, anche sociale. Rappresenta la fiducia che le persone hanno in me [...]. Non avrei mai pensato di raggiungere questo traguardo: quello che volevo era diventare un imprenditore di successo, fare qualcosa che nessuno avesse mai fatto prima. Ora che ho superato il mio sogno, ne soffro».