Star Wars: un Fenomeno di Costume

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Non è facile parlare di un film così tanto atteso come Star Wars. Il Risveglio della Forza senza pestare i piedi a nessuno. Siamo tutti esperti critici, in fondo, e ognuno di noi ha il diritto – e sembra spesso anche il dovere – di esprimere un parere su qualcosa, figuriamoci riguardo un fenomeno di costume come la saga di fantascienza succitata.

Ed è per questo che non lo farò. Non ne farò una recensione, non nel senso stretto del termine.

Dal lontano 1977, George Lucas ha affascinato orde di spettatori con la sua immaginazione. Ha inventato davvero un altro mondo: rivoluzionario, dettagliato, vero. Innegabilmente, Star Wars non è affatto un film di fantascienza come tutti gli altri; siamo abituati a vedere trasposte sullo schermo le opere di Isaac Asimov (Io, Robot, L’uomo Bicentenario) o Philip K. Dick (Blade Runner) e ai messaggi morali di cui spesso questo genere si ammanta, rischiando così di far scivolare la fantascienza in quella nicchia di spettatori che amano sorbirsi ore e ore di pipponi (e passatemi il termine tecnico) su argomenti seri – nessuno lo nega, splendidi – ma che proprio per questo non hanno appeal. Per quanto le Leggi della Robotica siano affascinanti (e Will Smith renda Io, Robot un action) non catturano il pubblico.

Star Wars, invece, con il suo stile ingenuo e fracassone, genuino e con quel tocco di dramma familiare che non guasta mai, ha incantato tutti. È passato da cult per nerd, quando le spade laser venivano relegate alle convention di fumetti, a fenomeno di massa che ha letteralmente monopolizzato il marketing di questi ultimi mesi. Avete provato a guardarvi attorno e a far caso a quanti brand si sono appoggiati all’uscita del 16 dicembre per lanciare le loro offerte? Non c’è indicatore migliore della pubblicità, del resto, per misurare quanto impatto ha qualcosa sulla gente. E Star Wars è forse il film più atteso di questo 2015. Non tutti l’hanno visto, e molti si rifiutano per principio probabilmente; io ero in fila per la prima, il pomeriggio di mercoledì, e posso confermarvi dopo la visione – eviterò qualsiasi tipo di spoiler, anche solo accennato – che J.J. Abrams ha fatto centro.

Il bello di una saga come Star Wars è che ha cresciuto generazioni, una dopo l’altra, accomunandole con un’unica passione. Di per sé, è una storia davvero semplice, persino scontata in alcuni risvolti di trama, e gli effetti speciali della Trilogia Originale (gli episodi IV, V E VI) sono un tantinello imbarazzanti. Ma ai fan, e a chi capita per caso davanti a quelle immagini, non è ciò che interessa.

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C’è una cosa, ben radicata in ogni pellicola, che ha sempre caratterizzato ogni episodio: la speranza. Tutti i personaggi dell’universo creato da Lucas si struggono per inseguire i propri sogni, dal contrabbandiere ai ribelli, persino ai Sith – desiderio di dominazione, certo, ma pur sempre desiderio. La speranza è ciò che alimenta l’eterna lotta tra Bene e Male, tra la Luce e l’Oscurità, e altro non è che il tema più vecchio del mondo. Ogni fiaba che ci hanno letto da bambini, ogni racconto girava attorno a questo eterno scontro, più o meno romanzato e complicato.

Non è forse questo il motivo per cui le grandi epopee, dal Signore degli Anelli a Star Wars, piacciono tanto a tante persone? Star Wars può essere ingenuo, la storia prevedibile, i personaggi stereotipati.

Ma ciò che conta in una saga così sta sotto gli effetti speciali – ridotti al minimo in questo VII Episodio, molto apprezzabile. Sta nella passione di chi mette mano a questo universo e lo fa rivivere di nuovo, dopo tanti anni. E non si può non citare Han Solo: “Siamo di nuovo a casa”.