Startup: la Rivoluzione di Coursera nell’Istruzione Online

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Immaginate il panorama dell’educazione scolastica e dell’istruzione superiore a 360 gradi, immaginate di potervi accedere comodamente dal divano di casa tramite computer. Infine, immaginate di non dover sborsare nemmeno un centesimo e ricevere lo stesso, al compimento dell’iter prescelto, un attestato di frequenza. Fantascienza? No, non più. Semplicemente è ciò che offre Coursera, recente piattaforma Web creata dai docenti di Stanford Andrew Ng e Daphne Koller che ha visto da un anno a questa parte le prime, entusiastiche, adesioni.

Definita da Will Oremus di Slate “una delle startup più rivoluzionarie che l’istruzione superiore abbia mai conosciuto” Coursera rappresenta al meglio il concept dei Moocs (Massive Open Online Courses) e vanta collaborazioni con ben 62 atenei tra cui quelli ai primi posti nel mondo per qualità della didattica, come Yale o la Columbia University, Princeton e la Johns Hopkins University ma anche l’Università di Zurigo e quella di Tokio. Il motto è semplice: “education everywhere for everyone”. Il progetto ad oggi offre oltre 340 corsi online che spaziano dalle scienze pure alle più disparate humanities completamente gratuiti e frequentati già da 1,5 milioni di utenti. Mentre in Italia è ancora in fase di inserimento, grazie all’università di Roma La Sapienza che offre il corso di Fisica “La visione del mondo della Relatività e Meccanica Quantistica” e all’Università Bocconi di Milano (in sperimentazione), è già possibile frequentare altri corsi da tutto il mondo iscrivendosi al sito coursera.org.

Per il momento, al termine dei corsi, viene fornito un attestato di partecipazione che non fornisce crediti universitari, dovendo gli studenti completare assignement e fare esercizi online. Gli stessi sanno di aver superato il corso e di aver ottenuto un certo esito ma questo non ha (ancora) valore ai fini legali. Chi intende in futuro frequentare un corso online certificato e sostenere i relativi esami non deve disperare. Dipartimenti di ricerca in collaborazione con aziende da tutto il mondo stanno lavorando per offrire servizi di validazione anticopiatura e antielusione.

Chi non fosse ancora convinto sarà sollevato dalla semplicità di fruizione e dai servizi accessori offerti dalla piattaforma: una bibliografia con link diretti agli ebook dove trovare materiale di studio e consultazione, 2 videocamere per lezione che consentono un movimento parziale su video non più lunghi di 30 minuti, filmati con inserimento di slide e immagini, l’interattività sollecitata tramite la compilazione di brevi assignement e valutazione diretta da altri studenti scelti casualmente in forma anonima e l’affiancamento alla lezione standard di blog e forum di discussione utili.

A due anni dal lancio Coursera ha raccolto un totale di 65 milioni di dollari dagli investitori e promette di ridisegnare il modo in cui è concepito il sistema d’istruzione universitario. In Italia, dove l’università è frequentata solo dal 10% dei ragazzi, dato allarmante, il potenziale di Coursera è molto significativo e la sua presenza potrebbe aiutare ad arginare il problema. In questo non si può dimenticare che l’Italia dovrebbe far fronte a problemi strutturali molto seri per consentire una sua libera fruizione, quali l’enorme digital divide che ci contraddistingue e la scarsa penetrazione della banda larga su tutto il territorio. Non manca chi storce il naso di fronte all’utilità di frequentare un intero corso universitario online e chi sottolinea l’enorme differenza con la presenza fisica dello studente in aula. C’è ancora chi si preoccupa di un’implementazione di tali servizi scriteriata da parte degli atenei, sull’onda della digitalizzazione massiccia e acritica che sembra aver contagiato ogni attività umana. La risposta degli ottimisti è che i Moocs non vanno a sostituire la frequentazione dell’ateneo ma si affiancano ad esso come completamento e fanno leva sul beneficio economico che ne trae chi si iscrive al servizio. Del resto, un segnale arriva proprio dagli istituti più al passo coi tempi, che già ora offrono lezioni integrative online, affiancate a quelle tradizionali, a cui tutti possono liberamente accedere (University of Midwest, Università di Helsinki, University of Sussex, tra le prime a erogare i servizi). Sicuramente ciò che propone Coursera è sensazionale: una sorta di democratizzazione dell’istruzione finora riservata solo alle élite, con tutto ciò che questo comporta.

Sensazionale, sì. Ma data la delicatezza dell’argomento in discussione, una svolta radicale e un’equiparazione dei sistemi d’istruzione sparsi nel mondo, è quanto mai opportuno essere lucidi e sufficientemente critici. Perché se è vero che una riflessione seria, soprattutto noi italiani, dovremmo farla trattando del mondo accademico e della sua attualità e giusto aprire un dibattito sull’effettiva utilità del servizio. Sarà una startup, da sola e dovendo rispondere a logiche di mercato, in grado di sostituire i rapporti colloquiali tra docenti e studenti? Migliorerà davvero l’apprendimento complessivo degli insegnamenti? In altre parole, avremo un riscontro pratico della sua utilità? Implementare una piattaforma globale di questo genere andrà a rispondere a un effettivo bisogno o sarà un mezzo salvifico per snellire le lezioni, snaturarle e dequalificare il ruolo del docente? Certamente, i quesiti che si aprono sono molti ed è bene che sia così. Possiamo per ora rilevare quanto un bisogno di innovazione si sia fatto largo con prepotenza anche nel comparto dell’istruzione e, forse, potremo dimenticare col passare degli anni i tempi in cui i professori non sapevano aprire una mail e bilanciare il proiettore. Coursera può essere, forse, la migliore esemplificazione di come la tecnologia attraverso il suo più grande alleato, il tempo, riesca a cambiare tutto.

Photo credit: brewbooks / Foter.com / CC BY-SA