“Stay Foolish” di Jobs VS “Stay Controlled” di Hollande: Intervista ad Alessandro De Nicola

de-nicola

Adam Smith, il padre dell’economia politica moderna, sosteneva che il benessere sociale dipendesse dalla possibilità di lasciare ogni individuo ‘libero’ di perseguire il proprio interesse, “fintanto che questo non violasse la legge della giustizia”.

Un agente che “mira soltanto al proprio guadagno”, scrive Smith in uno dei suoi passaggi più fortunati de “La ricchezza delle nazioni“, “è condotto da una mano invisibile a promuovere un fine che non entrava nelle sue intenzioni […] perseguendo il proprio interesse, egli spesso promuove quello della società in modo più efficace di quando intende realmente promuoverlo.”

Un meccanismo “teoricamente” perfetto,  capace di convertire il risultato di una pulsione individuale nel bene collettivo,  che neanche necessita di essere alimentato dalle “buone intenzioni”. Tuttavia, anche grazie al recente contributo alla teoria economica di Thomas Piketty, il tema della disuguaglianza, così come la necessità di concepire l’economia in modo alternativo, sono prepotentemente tornati al centro del dibattito economico – e con essi le consuete critiche al dominio del paradigma economico liberale.

Parliamone con Alessandro De Nicola, membro del Consiglio Nazionale di ALI (Allenza Liberaldemocratica per l’Italia), del Consiglio d’Amministrazione di Finmeccanica, Presidente dell’Adam Smith Society, e Professore (a contratto) di uno degli Atenei più prestigiosi d’Italia, L’Università Bocconi.

Cosa ci fa un “turbo-liberista” come lei nel consiglio d’amministrazione di una società in cui il maggiore azionista rimane il Ministero dell’Economia e delle Finanze italiano? Quali sono le prospettive di un liberale e liberista all’interno di una società a partecipazione pubblica?

In primo luogo, possiamo fare un ragionamento al contrario. Se passasse l’assunto che chi ha convincimenti liberali non può operare a favore di società che hanno partecipazione pubblica, il contrario vorrebbe dire che i consiglieri d’amministrazione o i consulenti delle società a partecipazione pubblica devono essere strettamente degli statalisti. Il che, da un punto di vista liberale, peggiorerebbe il posizionamento e l’operare di queste società.

In secondo luogo, Finmeccanica è una società che sta sul mercato, ed opera in un contesto di concorrenza. Quanto si richiede ad un qualunque amministratore, che faccia il suo mestiere secondo i principi della sana corporate governance, è di fare il bene dei propri azionisti, di aumentare il cosiddetto shareholders value, compreso il 70 percento di quote detenute dal mercato. Quindi fare in modo che i profitti e il valore di borsa siano i più alti possibili in una prospettiva di sostenibilità dell’attività azienda.

Il fatto che Finmeccanica operi nell’industria aereospaziale e della difesa ovviamente non vuol dire che la proprietà debba essere pubblica. La proprietà può benissimo essere privata com’è, del resto, nelle società della difesa americane. Se me lo chiede, io sono a favore anche della privatizzazione di Finmeccanica. Questo è una cosa della quale rimango assolutamente convinto.

E’ notizia recente l’approvazione del nuovo modello organizzativo ed operativo del gruppo: le società possedute al 100% dell’Aerospazio e Difesa “saranno trasformate in divisioni della nuova Finmeccanica”. Sulla stampa si parla già di “Rivoluzione Moretti”, ma quali potrebbero essere i possibili vantaggi di quest’operazione?

Un bravo consigliere d’amministrazione non commenta le decisioni del proprio cda. Sono informazioni price-sensitive, ovvero che hanno un’influenza sulle quotazioni di mercato. Posso dire quello che risulta evidente anche dai comunicati di Finmeccanica stessa: è stata una decisione presa in unanimità, compresi gli amministratori scelti dal mercato ed è stata molto apprezzata dagli investitori che hanno acquistato in massa azioni Finmeccanica. Parliamo di una razionalizzazione che era già stata intrapresa dal precedente consiglio d’amministrazione, i cui piani, relativi alla vendita di parti del gruppo Finmeccanica, sono rimasti invariati. Al momento è in corso una due-diligence da parte degli offerenti, dopo di che si valuteranno le offerte d’acquisto. Mi sembra che qualsiasi decisione vada nel senso di rendere più efficiente e più profittevole una società non possa che essere ben accolta.