Stilisti Non Si Nasce. Si Diventa. Il Successo di Alessandro Enriquez

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Chi ricorda Zoe, Micol e Giovanna? Correvano gli anni del Dopoguerra quando le tre sarte più famose d’Italia fondarono la loro casa. Munite di ago e filo, raggiunsero la vetta della produzione sartoriale italiana, rendendo celebre in tutto il mondo la propria maison “Sorelle Fontana”. Parola d’ordine? Cucire, cucire e ancora cucire. E un pizzico di fantasia e tanta, tanta creatività. Oggi i tempi sono cambiati e gli orizzonti di chi fa moda si sono allargati: sono sempre più i talenti emergenti senza un background totalmente circoscritto al fashion, ma con una formazione diversificata.

È il caso di Alessandro Enriquez, classe 1983, palermitano di origine, milanese di adozione. Nato da madre siciliana e padre di origine franco-tunisina, Alessandro è un mix esplosivo: formazione umanistica prima e più specificatamente di settore poi, tanta esperienza sul campo, amore per la cucina, i viaggi, il design e l’Italia. E genio e originalità, per una formazione a 360 gradi.

Alessandro è uno dei tanti che nella vita hanno deciso di coniugare interessi diversi per un fine comune ed è uno dei pochi che pare avercela fatta: dal suo estro è nata ANITALIANTHEORY, una capsule collection che celebra l’Italia nei colori, nei materiali e nelle forme tradizionali.

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Alessandro, come e quanto le sue esperienze passate, tra loro molto diverse, seppure tutte sotto il segno della moda e del design, influenzano la sua creatività?

Il mio lavoro e la mia vita sono un incrocio di esperienze, radici diverse e influenze di mondi apparentemente distanti (come la cucina e la moda). Vivere questi cocktail significa creare nuovi codici creativi, mie interpretazioni personali che influenzano positivamente i miei lavori.

Oggi più che mai, sono in moltissimi a fare moda pur non avendo una formazione prettamente settoriale e con, invece, un background più ricco e variegato. Si tratta di un valore aggiunto o di una professionalità incompleta?

Ho una laurea in lettere, due master in fashion design e 7 anni di esperienza come stilista presso Costume National. Oggi lavoro anche come giornalista e scrittore, oltre che con grande passione per la mia piccola grande linea ANITALIANTHEORY. Anche il mondo del food appartiene al mio dna e forse è questo il caso in cui, senza esperienza e studio, un hobby è diventato in parte una mia seconda “piacevole” professione. In alcuni casi il valore aggiunto è risultare sperimentale e piacevole, in altri casi credo che la professionalità sia in qualche modo criticabile. Viviamo in un momento storico nel quale le professioni si creano, addizionando diversi “ingredienti”. Non sarò io l’artefice della “dieta della carriera”. In Sicilia si dice “mangia a gusto tuo e vesti con il gusto degli altri”.

Quali sono, secondo lei, i requisiti indispensabili per essere un bravo stilista?

Passione, pazienza e amore.

Si definisce “cittadino del mondo”. In che modo viene influenzato dalle diverse tradizioni che scopre e sperimenta durante i Suoi viaggi?

I viaggi allenano la mente verso nuove visioni. Mi permettono di non fermarmi nella ricerca. Non mi dedico più due viaggi all’anno come prima ma sono costantemente in corsa da una città all’altra, da un mercato all’altro e così via! 

ANITALIANTHEORY, ancor prima di una capsule collection, è una filosofia che esalta l’italianità, attraverso il bello e il buono. Da cosa nasce l’idea di coniugare l’arte del cibo con il mondo del fashion e del design?

Ho semplicemente messo insieme tutte le mie passioni.

Cosa significa, oggi, fare moda?

Raccontare, raccontarsi e farsi raccontare.