“Su o Giù”: Il Manifesto di un Economista (Maschio) sul “Dilemma della Tavoletta”

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Dilemma senza fine, la questione della tavoletta del WC continua a costituire oggigiorno una delle principali ragioni di dibattito ovunque si stabiliscano condizioni abitative condivise tra i diversi sessi. Stando alle convenzioni, e secondo il parere recentemente espresso dal “prestigioso” International Center for Bathroom Etiquette (si, esiste veramente!), è cortesia comune l’abbassamento della tavoletta dopo aver espletato le proprie funzioni corporali. “E’ giusto lasciare la seggetta abbassata perché è semplicemente una buona cosa da fare”, si legge sul sito ufficiale dell’organizzazione.

Come non ci fosse sufficiente materiale di studio all’interno dei confini delle discipline economiche, dopo le questioni legate alle asimmetrie informative nelle relazioni matrimoniali, anche la controversia della tavoletta del water è ben presto divenuta il soggetto di ricerca di una serie di economisti annoiati – si veda ad esempio il paper pubblicato recentemente su The Science Creative Quarterly, dal titolo “A Game Theoretic Approach to The Toilet Seat Problem“.

Grandi speranze nella contemporanea letteratura sull’argomento sono al momento riposte nei risultati raggiunti dallo studio pionieristico di Jay Pil Choi, un economista della Michigan State University: “Up or Down? A Male Economist’s Manifesto on the Toilet Seat Etiquette”. A detta del ricercatore, se poniamo come obiettivo quello di minimizzare, per ragioni igieniche, il numero totale di movimenti realizzati dalla tavoletta – che sia un abbassamento od un alzamento – la migliore strategia rimane quella di lasciarla ogni volta nella posizione in cui la si è trovata (vedi grafico)

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La ratio dietro il ragionamento di Choi è piuttosto immediata. Assumiamo che due individui, un maschio ed una femmina, condividano lo stesso bagno e lo utilizzino alternativamente. L’uomo sarà così costretto ad alzare la tavoletta ogni qual volta sarà chiamato ad eseguire il “bisogno 1” (per così dire), ma non il “bisogno 2”. Conseguentemente, la donna dovrà abbassare la tavoletta soltanto nelle circostanze in cui utilizzi il bagno dopo il “bisogno 1” dell’uomo. Nel complesso, i movimenti della tavoletta saranno ridotti al minimo, dato che a nessuno dei due agenti sarà richiesto di spostarla due volte – alzarla ed abbassarla, o viceversa – nella medesima sessione. Inoltre, in questo modo, una buona percentuale delle volte nessun movimento sarà necessario, se consideriamo, in particolare, che non sempre l’uomo e la donna si alterneranno precisamente nell’utilizzare la toilette.

Certo, a Choi si potrebbe obbiettare che non per tutti la minimizzazione del numero dei movimenti della tavoletta sia la priorità, oppure che, in questo modo, non si riconosce il più alto costo incrementale a carico della donna nel condividere il bagno con un uomo – del resto, se la donna vivesse da sola, non avrebbe alcun bisogno di muovere la tavoletta, al contrario dell’uomo (quest’ultima la base teorica dalla quale nasce la strategia alternativa sviluppata da Richard Harter). Più in generale verrebbe da chiedersi perché gli economisti si occupano di tavolette del WC. Che il “dilemma della tavoletta” abbia termine qui, e che gli economisti tornino a studiare l’economia.

Immagine di copertina: Alamy/Shutterstock