Superbollo, il Risvolto Pratico di una Imposta Qualitativa

superbollo

Introdotto dal Governo Monti con la Legge n.214 del 23/12/2011, il superbollo è una tassa che dispone un aumento del bollo auto per le autovetture definite “di lusso”. La tassa supplementare consta di una addizionale pari a 20 euro per ogni KW di potenza, a partire dalla soglia di 185 KW, ovvero 250 cavalli. Il sovraprezzo erariale viene ridotto in termini percentuali: i veicoli costruiti da 5, 10 e 15 anni, infatti, vedranno una diminuzione del superbollo pari rispettivamente al 40%, 70% e, nell’ultimo caso, all’85%. Decorsi inoltre 20 anni dalla costruzione del veicolo la sovrattassa viene elisa. L’anno di costruzione si presume, salvo prova contraria a carico del proprietario, coincidente con il rispettivo anno di immatricolazione.

In accordo alle stime dei professionisti convocati dal Prof. Monti, si prevedevano entrate statali pari all’incirca a 170 Milioni di euro, liquidità che effettivamente ha arricchito le casse statali per soli 60 Milioni. Questo profondo divario tra bilancio previsionale e consuntivo manifesta un crollo delle vendite di vetture potenti, risultato che determina una perdita di gettito IVA e IPT (Imposta Provinciale di Trascrizione); inoltre, quale fattore aggravante di questi accadimenti, vi è una radicale ostruzione a qualcosa di tutto italiano: una passione per l’automobilismo sportivo che, innescato da Ferrari, da sempre trascina con il suo fascino anche il solo immaginario collettivo nazionale.

Cosa determina il non acquisto di una vettura sportiva da parte di un potenziale cliente?                                  

Una scelta dettata dall’astio nei confronti di un ulteriore prelievo forzoso scatena una concatenzione di eventi sfavorevoli alle stesse casse statali. Prima logica conseguenza è la diminuzione della spesa in carburanti, pneumatici e manutenzione tecnica; di riflesso diminuiscono le alte polizze assicurative prima applicate. Ulteriore problematica deriva dal crescente affiancamento del concetto “auto di lusso” all’illecita pratica dell’evasione fiscale; l’insieme di fattori negativi non parrebbe dunque giustificare tale applicazione forzosa. Porsche, casa automobilistica che nel 2012 registra risultati record, perde in Italia il 45% del mercato, numericamente mille automobili al giorno. Germania e Francia attraggono presso il loro territorio i veicoli dall’Italia mediante l’acquisto sottoprezzo delle vetture: i concessionari tagliano di conseguenza i dipendenti, a condizione che tale sopravvenienza non costringa loro perfino a chiudere. Federauto comunica nel 2013 un deficit in casa Maserati pari al 77% dell’esercizio precedente durante il mese di marzo; per quanto Ferrari abbia risultati tali da offrire bonus extra ai propri operai, vede tristemente crollare del 38% i propri risultati di vendita tra la nazione che ha visto crescere questa azienda e maggiormente la tiene a cuore. Tralasciando le singole case, il mercato automobilistico delle “super-car” ha toccato i minimi storici, sfiorando le vendite di 32 anni fa: 138.137 immatricolazioni, 50 mila vetture in meno rispetto a circa dieci anni fa.

Segue il perché del titolo di questa breve analisi: la potenza di un’autovettura rappresenta una delle singole variabili che sommate giustificano il valore economico dell’acquisto. L’effettivo valore che avrebbe dovuto determinare l’ammontare dell’imposta è il citato “lusso” che la disposizione di legge recita. Tale concetto si sposa con più efficacia alla vettura in quanto tale, non tanto quindi alle prestazioni del veicolo. Alle case automobilistiche non rimane perciò che aggiornare le statistiche, volumi e prestazioni dei modelli in vendita, modifica che comunque procede di pari passo con la ricerca di limitare emissioni e consumi dei motori. BMW, Mercedes-Benz, Audi, Jaguar e Maserati, rinunciando al carattere di sportività che le contraddistingue, lanciano sul mercato motori 4 cilindri con cilindrate limitate: 2000cc, 2500cc accostati a motori TDI o Turbo-benzina capaci di erogare fino a 250 cavalli. Porsche “Panamera” vende a circa 90 mila euro modelli diesel che rientrano nei parametri di potenza, 184 kilowatt per la precisione. 

Si ritiene sempre più necessaria una precisa stesura di specifiche tabelle che, considerando potenza, valore, prezzo, categoria ed uso, identifichino tramite una formula matematica l’esatto ammontare dell’importo dovuto. Soltanto applicando più omogeneamente tale sovrapprezzo si potrà ridurre l’impatto economico di tale iniziativa; una rettifica dei parametri, infatti, consentirebbe, oltre alla ripresa dei valori di mercato, una più generale efficacia di tale prelievo per le casse statali.