SUPERSONIC: il Documentario sulla Vita degli Oasis è un Capolavoro di Malinconia

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Credo che lasceremo per sempre nelle persone il ricordo di come le abbiamo fatte sentire”. (Noel)

“Penso che nessuna grande band lo sia realmente solo per la musica. Puoi avere ottime canzoni, ma se riduci tutto a quello inevitabilmente diventi noioso”. (Liam)

“ I’m so happy, I’m so sad. This film killed me. I want to go back…” (Ewan Mc Gregor)

Sì, perché c’è stata un’epoca, durata 15 anni, più precisamente dall’Agosto del 1994 a quello del 2009, dove i due fratelli Gallagher – nati e cresciuti nelle case popolari di Manchester – con la loro band, hanno venduto 75 milioni di copie di dischi, scalato le classifiche, riempito gli stadi di mezzo mondo e diviso stampa specializzata e pubblico tra milioni di fans acriticamente adoranti e critiche feroci come solo chi è destinato a lasciare autenticamente un segno può permettersi di fare.

La storia degli Oasis è raccontata in Supersonic”, il documentario firmato da Mat Whitecross e Asif Kapadia (già balzato agli onori della cronaca per l’ottimo documentario su Amy Winehouse) e ha ricevuto recensioni entusiastiche in tutto il Regno Unito. Le due ore di durata della pellicola tratteggiano la storia della band dalle origini (la formazione e il reclutamento successivo di Noel Gallagher) fino ai due leggendari concerti di Knebworth tenuti nell’estate del 1996 dove il gruppo di Manchester radunò oltre 250 mila spettatori divisi in due serate e per i quali due milioni e mezzo di persone richiesero un biglietto per poter assistere allo show, muovendosi fondamentalmente su un arco temporale di due anni e mezzo.

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Alessandro Del Piero, grande estimatore degli Oasis, una volta disse: “la cosa che più mi piace di Liam e Noel è che, a differenza mia, una cosa prima la dicono e poi – forse – la pensano”. E le carriere di Del Piero e degli Oasis hanno un punto in comune: per quanto grandi siano state, infatti, c’è stato un preciso momento storico nel quale c’era la percezione che potessero diventare ancor più luminose di come si sono rivelate in seguito. Se per Alex lo spartiacque è stata la rottura del ginocchio in quel pomeriggio di Udine, il momento di cesura nella carriera degli Oasis è stato proprio Knebworth, l’apice dell’Oasismania.

In Supersonic non troviamo la fase successiva, quella composta da album non sempre all’altezza delle enormi aspettative, i tour mondiali lasciati a metà e il declino della voce di Liam. In compenso c’è tutto il campionario che ha reso celebre i Gallagher: le sbronze, i concerti mandati all’aria per l’abuso di droghe, i giudizi sprezzanti nei confronti della concorrenza (“ voglio la testa di Phil Collins nel mio frigo”), le risse sui traghetti e una buona dose di autocelebrazione (“siamo la miglior band del mondo, non è arroganza è un dato di fatto”).

Ma Supersonic – il titolo del primo singolo degli Oasis – è molto più di tutto questo: grazie ad un accesso senza precedenti all’archivio della band, il regista si tuffa anche nello spinoso soggetto dell’infanzia dei fratelli Gallagher tra immagini inedite e le riflessioni della madre Peggie – la vera star del film, secondo l’autore di Trainspotting Irvine Welsh – adorata da Liam e Noel e unico punto di riferimento della loro gioventù vissuta tra povertà, sussidi di disoccupazione e la violenza del padre. Questo duplice aspetto viene mescolato con maestria dal regista: l’edonismo sfrenato della vita on the road viene percepito come divertente ed entusiasmante senza mai scadere nel caricaturale (grazie anche alla capacità unica di Liam e Noel di risultare ironici) e le vicende familiari dei fratelli Gallagher vengono trattate in maniera apprezzabile; spogliati dello stereotipo delle rockstar capricciose infatti Liam e Noel“ fanno una passeggiata nel viale dei ricordi”, per citare Hey Now, toccando argomenti delicati in maniera matura e senza risultare melensi.

Su tutto questo si erge la musica: quella dei primi due album Definitely Maybe e Morning Glory, dei classici senza tempo, pieni di canzoni che sono state il simbolo dell’Inghilterra degli anni’90. Se si vuole trovare un difetto a Supersonic è proprio questo, quello di aver messo in secondo piano l’impatto che gli Oasis hanno avuto sulla cultura britannica dei 90’s: viene completamente ignorata la guerra con gli ex rivali Blur, il resto del movimento Britpop – termine che i Gallagher hanno peraltro sempre cordialmente detestato – e viene ignorato il periodo della Cool Britannia con il futuro Primo Ministro Tony Blair che usò gli Oasis come sponsor del New Labour, dopo quasi due decenni consecutivi di governo conservatore. Manca insomma una visione di insieme sulla cultura del periodo che è stata la seconda Golden Age del rock inglese a 30 anni di distanza dalla generazione di Beatles e Rolling Stones e della quale gli Oasis sono stati indubbiamente i più celebri rappresentanti.

Il documentario si conclude con le riflessioni più profonde dei Gallagher sulla bellezza di quel periodo irripetibile, evidenziando una nostalgia comunque già presente in tutto il film.

In definitiva, Supersonic è un appuntamento imperdibile per gli amanti del rock: per chi gli Oasis li ha amati e li ha vissuti, una gloriosa celebrazione dei good old days andati e che non torneranno più; per tutti gli altri l’occasione di conoscere meglio una band memorabile che ha marcato un’epoca.