Tablet o PC? Arriva la carica dei 2in1

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In principio fu Microsoft, con Surface, a inaugurare un filone che di lì a poco avrebbe cambiato il destino di due categorie fino ad allora ritenute responsabili della lenta e inesorabile morte dei notebook: dapprima i netbook, compatti (più nelle schermo che nelle dimensioni generali), con processori e memorie al limite del ridicolo e al contempo, grazie a prezzi estremamente accessibili a causa dell’hardware di fascia bassa, capaci di accontentare una buona fetta di utenza desiderosa di avere una macchina che consentisse loro un rapido accesso a Internet e agli astri nascenti dell’epoca, i social network.

Poi sono arrivati i tablet, categoria ridefinita, sulla falsariga di iPhone, da Apple, con quell’iPad in grado di inaugurare quella che sarà definita da Jobs stesso sul palco della sua presentazione, come l’era “post-pc”.

E in effetti i dati di vendita degli ultimi anni presentano tutti, costantemente, il segno meno, confermando un trend che ha spinto molti produttori ad abbandonare il segmento Pc per dedicare le proprie energie in altre categorie di prodotti. E a farne le spese sono stati anche giganti come Sony, costretta a vendere la propria divisione Vaio pur producendo portatili di qualità, o Samsung, che ha abbandonato il mercato dei pc in Europa nella fine del 2014, seguendo le orme di Toshiba.

Allo stato attuale, contraddicendo quanto decantato da Apple, non ci siamo trovati dinanzi alla fine prematura del Pc, è altresì vero però che la categoria è profondamente cambiata negli ultimi anni. Il Surface di Microsoft ha saputo aprire la strada a nuove interpretazioni della mobilità senza dover rinunciare alle prestazioni, fornendo uno strumento affidabile e, soprattutto, supportato dalla casa madre nel corso del tempo. L’ultima declinazione, il Surface Pro, incarna alla perfezione il bilanciamento trovato da Microsoft nel voler affinare una piattaforma rivelatasi vincente, riuscendo persino a mettere a punto un sistema di dissipazione in grado di tenere a bada il throttling del processore i5 di Intel, normalmente destinato a essere raffreddato dalle classiche ventole di raffreddamento.

Negli ultimi mesi sono state molte le proposte che hanno confermato i gusti del mercato e due, in particolare, hanno catturato la nostra attenzione, essendo state annunciate da produttori che normalmente associamo ad altre categorie di prodotto.

Parliamo proprio di Huawei, che ha portato sul mercato italiano da poche settimane il Matebook E, 2in1 con Type Cover e Matebook X, primo vero laptop dell’azienda cinese, e di Samsung, che ha da poco annunciato l’arrivo anche in Italia del Galaxy Book, 2in1 principalmente rivolto all’utenza business.

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Spulciando le caratteristiche tecniche troviamo, per Matebook E, un processore i5 della generazione Y (per intenderci l’ex serie “m” di Intel, adatta a dispositivi fanless e quindi orientati verso l’estrema portabilità). In Italia avremo solamente la versione con 4gb di RAM di tipo LPDDR3 e 256 di SSD. Le velleità del Matebook E si evincono nella leggerezza della macchina, solo 640g senza tastiera, e nella praticità d’uso rispetto al predecessore, un po’ carente proprio nella possibilità di utilizzo della cover tastiera. Matebook E supporta inoltre la Mate Pen, con 2048 livelli di pressione e integra, all’interno del tasto d’accensione, un sensore per il riconoscimento delle impronte digitali. Il tutto basato sul sistema operativo Windows 10. Ovviamente, parliamo di una macchina adatta ad un uso piuttosto leggero, web browsing, Netflix (da godere sul bel display 2K su una superficie di 12” touch screen), Office, più che a programmi che richiedono un grande dispendio di potenza pura, soprattutto lato grafico.

Matebook X si presenta invece come una soluzione inedita per Huawei, essendo il suo primo vero laptop.

Matebook X è chiaramente il prodotto su cui l’azienda cinese ha concentrato maggiormente i propri sforzi.

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Lo si può evincere da alcuni accorgimenti come le cornici estremamente ridotte attorno al display (sempre 2K, qui da 13” non touch, con una buona luminosità), dai tasti a isola nella tastiera intagliata a laser da un monoblocco di alluminio, gli sfoghi per l’aria nella parte superiore della tastiera e il sensore per le impronte all’interno del tasto di accensione. Il trackpad, in vetro, trasmette un buon feedback pur non essendo, forse, ancora al livello dei competitors con più expertise.

Ciò che può far storcere il naso è la dotazione di porte, due Type-C, anche se oramai vi è più da stupirsi davanti a usb grandezza standard e, magari, al lettore di schede sd.

La prima sensazione, però, davanti al Matebook X è uno strano senso di “verticalità”: l’aspect ratio è pari a 3:2 e, complici le sottili cornici laterali, restituiscono questa percezione di una macchina stretta e alta, pur essendo nel complesso estremamente compatta. Proprio questa compattezza dà l’impressione di trovarsi in mano una macchina che pesa più del kilo scarso dichiarato.

Sotto al cofano troviamo un i5 dual-core, qui in versione U, la versione espressamente dedicata agli ultrabook, in grado di fornire prestazioni di tutto rispetto anche grazie alla memoria SSD da 256 e la RAM LPDDR3 da 256gb.

L’altro protagonista, Samsung, ci riprova dopo il Tab Pro S presentando il Galaxy Book, nella doppia versione da 10.6” FullHD con tecnologia TFT, sicuramente non il fiore all’occhiello della produzione di display Samsung, con core m3, 4gb di RAM e 64/128 di memoria interna espandibile tramite microsd.

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La versione più interessante è, però, sicuramente quella con display 12” SuperAMOLED e risoluzione FHD+ (2160×1440), elemento che indubbiamente dà un netto distacco rispetto alla concorrenza. Il mercato pc è infatti ancora ancorato all’LCD, quando nel mondo smartphone la spinta definitiva verso l’OLED la darà Apple con l’iPhone del decennale, aka iPhone X/8/Edition tra pochi mesi.

La versione da 12” del 2in1 Samsung è mossa da un i5 con una dissipazione simile a quella adottata da Microsoft nel Surface, quindi senza ventole pur essendo un “vero” i5, inoltre comprende il pennino già apprezzato dagli utenti Note (sarete accontentati a breve, Note lover ndr). La configurazione è completata da 4/8gb di RAM e 128/256gb di memoria, anche qui espandibile. Troviamo anche su Galaxy Book l’ultima versione di Windows 10.

Le mosse di Samsung e Huawei hanno trovato lo stesso terreno su cui scontrarsi ma con scopi molto differenti. Se per Samsung questo è infatti uno dei mercati in cui ha incontrato maggiori difficoltà in Europa, per Huawei questa sembra voglia essere una vera e propria prova di forza, anche se probabilmente minata da alcuni complessi di inferiorità che sembra portarsi dietro, vedasi la nomenclatura della colorazione “Space grey” del Matebook X, già vista sui prodotti di un certo altro marchio… Gli sforzi soprattutto di Huawei sono evidenti, R&D, marketing, brand e, la scelta di abbandonare la fascia bassa del portfolio smartphone per dedicarsi solamente alla fascia premium è la riprova di questa ambizione divenuta ossessione da parte del produttore cinese di diventare la “Apple d’Oriente”, attributo ormai affibbiato a 3 o 4 compagnie di derivazione orientale. È questa probabilmente l’ulteriore conferma di quanto sia difficile, per chi non si chiama Apple, ritagliarsi un’immagine di esclusività senza essere associati al marchio della mela morsicata.

Samsung ha, dal canto suo, deciso di puntare tutto sulle proprie tecnologie in materia di hardware per sfornare prodotti belli, potenti ma, essenzialmente, senz’anima e in grado di scalfire in maniera solo superficiale i palati più esigenti in campo tecnologico. Huawei, dal canto suo, dovrebbe probabilmente pensare a fare meno confronti coi prodotti di Cupertino e iniziare a pensare all’elemento più importante nelle leve del marketing: l’utente consumatore.