Tassi a Zero, Perché i Governi Dovrebbero Ridurre il Debito? Ecco una Proposta Rivoluzionaria

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Prendo ispirazione dal documento intitolato “Fiscal Monitor”, pubblicato dagli economisti del Fondo Monetario Internazionale, per raccontare alcune novità sul fronte bancario e della gestione dei debiti governativi.

Innanzitutto, ciò che emerge dallo studio è che il debito a livello globale si attesta in 152 mila miliardi di dollari. Dato che ci direbbe poco, se non lo mettessimo in rapporto al Pil mondiale, che corrisponde attualmente a 225%. Giusto per renderci conto del valore, considerate che il Giappone, che viene sempre citato come dato di eccezionale preoccupazione, viaggia a 236% del PIL. Noi in Italia, che non facciamo dormire sonni tranquilli al ministro tedesco delle finanze Schauble, siamo a circa 130%.

Si capisce che siamo giunti a un ammontare gigantesco di debito globale, nonostante i proclami dei vari governi di volerli ridurre in questi ultimi anni. Viceversa, nelle economie avanzate, il debito pubblico è aumentato del 50%. Di questo enorme ammontare di debito, circa il 75%, pari a 100 mila miliardi di dollari, è detenuto dai privati (famiglie, imprese e società non finanziarie). Tuttavia l’aspetto più preoccupante è nei numeri dei Paesi Emergenti, in particolare Brasile e Cina, dove il debito privato ha raggiunto il 38% del PIL, valore che ritroviamo uguale a quando era iniziata la crisi del 2008.

Leggendo questi numeri si capisce dov’è finita la gran parte della liquidità che le Banche Centrali hanno immesso nel mercato attraverso le politiche di Quantitative Easing: i denari a buon mercato sono finiti soprattutto in Paesi con sistemi finanziari meno regolamentati. Le politiche di aumento della liquidità a tassi zero hanno alimentato una bolla creditizia mondiale dalle dimensioni preoccupanti, in particolare perché è molto sovradimensionata rispetto al fabbisogno dell’economia reale. Come abbiamo ricordato in diverse occasioni, lo “scollamento” tra un aumento eccessivo della liquidità rispetto alle esigenze reali dell’economia favorisce la formazione di bolle finanziarie, situazione oramai abbastanza conclamata, specialmente nel mercato dei Bond e nel settore immobiliare (vedi la Cina).