The Importance of Being Stronza

Sì, ogni tanto il non fare cosa non ti va di fare –e l’ancor più compromettente fare cosa ti va di fare, o dire– porta ad attirare critiche quasi peggiori dell’amoralità commessa. Critiche che però, allo stronzo, scivolano addosso. Perché tendenzialmente, lo stronzo, è abituato a molto peggio. Ha in media vissuto quelle due tre esperienze di vita leggermente più intense della finale dell’Isola dei Famosi che hanno reso molto facile al suo animo annoiarsi e molto difficile essere scalfito. È fastidiosamente ma fondatamente presuntuoso, convinto di sé e del suo essere eticamente deplorevole, maestro nella sottile derisione del prossimo di cui spesso il prossimo neanche si rende conto. Ma è anche incredibilmente affascinante. Soprattutto se donna.

Cleopatra

Storia, letteratura e musica sarebbero decisamente spoglie se le privassimo di donne leggendarie in quanto stronze. C’è la stronza vendicativa, in stile Medea, che divora i figli per fare un dispetto al marito (che comunque andando con un’altra per salire al trono un po’ se l’è cercata), c’è la stronza doppiogiochista, tipo Cleopatra, bella ma non bellissima e soprattutto con la vagina magica perché per imbambolare Giulio Cesare e Marco Antonio in contemporanea ce ne vuole, c’è la stronza bigotta, vedi Giovanna d’Arco, che memore della cattiva nomea di Cleopatra dice di sentire voci celestiali piuttosto che darla al potenziale fidanzato (che la cita in giudizio, perdendo), c’è la stronza insoddisfatta, tipo Lorena Bobbit, uno dei miei nuovi idoli assoluti che ha tagliato il pene al marito nel sonno spiegando il gesto con un «arriva all’orgasmo senza aspettarmi. È egoista». E poi c’è la mia preferita, Maria Antonietta. Che tutti ricordano per aver fatto follemente innamorare Lady Oscar e per la frase falsamente attribuita (ma molto stronza) del «Se non hanno più pane, che mangino brioches» ma che nessuno ricorda per tutto il resto. Aristocratica, attraente, istruita, orgogliosa, annoiata dai merletti di Versailles e delusa dal matrimonio programmato (con un uomo che ok sarà anche stato l’imminente re di Francia ma dopo le nozze non la tromba perché ha il blocco religioso), odiata da tutta la corte per il suo vigoroso e mai rinnegato animo austriaco, apparentemente frivola e profondamente malinconica, si guadagna i soprannomi di Madame Scandal e Madame Deficit a causa di qualche libello pornografico e delle spese pazze per vestiti, acconciature e gioco d’azzardo. Ma è anche quella che quando la Francia entra in crisi e il marito in depressione prende in mano gli affari di stato, si preoccupa della stabilità del paese, nomina il ministro delle finanze favorito dal popolo, perde un figlio di otto anni e resta accanto al re nonostante tutti gli aristocratici se la dessero a gambe temendo per la propria vita; diventa una madre e moglie esemplare, riservata e dimessa, che rinuncia a fuggire di prigione per rimanere accanto alla prole. Accusata di alto tradimento pur in assenza di prove concrete, si difende in tribunale senza mai mentire o contraddirsi e ascolta impassibile la sentenza che la condanna a pena di morte e ghigliottina. Quel giorno si veste di bianco, si fa radere i capelli in silenzio, sale sul patibolo e nel farlo pesta inavvertitamente un piede al boia, al quale si rivolge dicendo: «Pardon, Monsieur. Non l’ho fatto apposta». Non ce n’è: quando una è stronza, lo è fino alla fine.