Tra i Nuovi Lavori Digitali lo Spazzino del Web non È Cosa per Tutti

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Tempo fa mi è capitato di leggere una intervista fatta a un giovane informatico e pubblicata da un sito americano a proposito delle nuove figure professionali nate grazie alla diffusione su larga scala dei Social Network . Se i più fortunati si barcamenano tra piattaforme online per la gestione dei dati, l’advertising, lo studio dei big data o le rassegne stampa, al ragazzo intervistato è andata decisamente peggio: faceva lo “spazzino del web” e poteva vantarsi di farlo per conto di Google.

La posizione lavorativa è semplice da capire: si tratta di un lavoro per gente dallo stomaco forte e dalle relazioni sociali poco dedite ai sentimentalismi che consiste nel navigare in rete per un turno lavorativo tradizionale di 8 ore circa al giorno e cancellare tutti i contenuti inopportuni che circolano in rete.

Il problema è che il confine tra la decenza e il sensazionalismo è divenuto col tempo sempre più labile, e di conseguenza se prima bastava rimuovere qualche video un po’ troppo spinto e non censurato da Youtube, ora lo spazzino del web deve vedersela pure con omicidi in presa diretta, esecuzioni, mutilazioni, necrofilia, snuff movie e pedopornografia. Si fa strada nei meandri più oscuri della fogna Internet –in particolare tutto il genere dei “gore video”-, visiona il materiale e poi prova a eliminarlo per sempre dalla rete.

Le conseguenze possono essere devastanti e la sensazione è che a far certe cose si rischia anche il tracollo psicologico: “Una delle parti peggiori del mio lavoro era guardare i video porno – racconta – e in particolare quelli con protagonisti i bambini. Per legge devi toglierli dal web nel giro di 24 ore e segnalarli immediatamente alle autorità federali. A Google non voleva farlo nessuno; io diedi la mia disponibilità a controllare tutti i prodotti dell’azienda, da Google Images a Picasa a Orkut. Ritrovandomi a guardare qualcosa come 15mila immagini di pornografia infantile al giorno. Non avevo nessuno con cui parlare. Guardavo quelle immagini come un automa e ripetevo a me stesso che mi sentivo bene. Non era così”.

Per ogni contenuto che postiamo, ogni link che condividiamo e ogni video che cerchiamo c’è una persona incaricata di accertarsi che il materiale non debba essere oscurato o censurato, per garantire una esperienza di fruizione della rete serena e tutelare i più piccoli. Grandissimi passi avanti da questo punto di vista sono stati fatti dotando i siti con più traffico di pulsanti che permettono di segnalare immediatamente se un contenuto è osceno, in questo modo si facilita e velocizza il processo di pulizia.

Lo spazzino non è più solo, e nel caso di Google ha anche  a disposizione uno psicologo specializzato in grado di aiutarlo. Una misura più che mai necessaria, per evitare che un lavoro si trasformi in un ostacolo alla serenità mentale e sociale. Questo aiuto non è servito allo sventurato ragazzo dal quale ho preso spunto per scrivere questo articolo, che dopo mesi e mesi di consultorio alla fine si è licenziato per cercarsi un altro lavoro e iniziare una terapia più efficace.