Tra Innovazione e Tradizione, Docente e Studenti: una Chiaccherata con il Professore Giuseppe Lupo

In una situazione di crisi economica, lavorativa e dei valori come quella che stiamo vivendo, ci sono sempre meno possibilità di inserimento per i giovani: lei cosa consiglia di fare?

“Studiare tantissimo e con grande accanimento perché non si può far strada se non si hanno le competenze ed oggi è sempre più esasperato il criterio agonistico; bisogna credere in ciò che si vuol fare o che si fa. Vedo sempre di più giovani che provano, ma che non paiono convinti. Per me è la maniera più errata con cui affrontare il grande mare che si spalanca dopo la laurea. Avere degli obiettivi non basta, occorre giocare le proprie carte con tutto il peso del nostro corpo. Ovviamente rimanendo sempre nel campo delle cose lecite, altrimenti si cercherebbe di vincere con tranelli, quindi diventerebbe un gioco sporco”.

 Infine, stando a contatto con i ragazzi e vivendo in prima persona i mutamenti generazionali e culturali di questi, trova che le nuove generazioni siano “svogliate e apatiche” così come vengono descritte dai media oppure crede che siano dei semplici luoghi comuni?

“I giovani di oggi sono i più sfortunati della Storia: è la prima volta che i figli stanno peggio dei padri. Ed è un qualcosa che non si sarebbe dovuto verificare. Però, non vedo così diffuse quelle giuste dosi di ambizioni che, proprio in una situazione del genere, dovrebbero essere più scoperte. Se so che il mio futuro è probabilmente incerto, devo attrezzarmi per farmi trovare pronto nel momento in cui il treno passerà. Devo far di tutto per stare in allerta e saltare a bordo. Questo stare in allerta non sempre mi pare di scorgere nelle facce dei ragazzi, poco abituati a reagire di fronte alle difficoltà facendosi sommergere o rinunciando, obbedendo a criterio del “tutto e subito”. La vita non è detto che ti dia tutto e subito”.