I Tre Temi Fondamentali dell’Estate

Il giornalista licenziato perché ha scritto “cicciottelle”

arco-campionesse-638x425La prefazione è nota. All’indomani della gara di tiro con l’arco che vede l’Italia conquistare il quarto posto alle Olimpiadi, Giuseppe Tassi, direttore del Qs Quotidiano Sportivo (supplemento del Resto del Carlino), titola: “Il trio delle cicciottelle sfiora il miracolo olimpico”. I social si indignano, urlano al sessismo, alla reificazione del corpo femminile, alla lesione della dignità e all’istigazione ai più disparati disturbi alimentari. Il presidente della Federazione Italiana di Tiro con l’Arco aggiunge che le ragazze, dopo le lacrime versate durante tutta la notte, non meritavano di subire, il mattino dopo, anche questa umiliazione. Giuseppe Tassi si scusa, con le atlete e con i lettori, ma non basta. Viene “sospeso dall’incarico con effetto immediato”. Licenziato in tronco. Addio posto di lavoro. Ora. Io non so se sia colpa dell’influenza dei social, ormai considerati la più attendibile cartina di tornasole dell’opinione pubblica e quindi meritevoli (?) di massimo rispetto. Non so se si stia dando troppo peso alle polemiche che vi esplodono, e in cui molto spesso la gente nemmeno crede ma cui si accoda indignata pur di rubare un like o un follower a chi non lo fa. Non so neanche perché la quasi totalità dei colleghi di Tassi sia stata colta da improvviso mutismo e/o totalizzante solidarietà nei confronti delle atlete. Che sì, sono cicciottelle. Come ha anche riconosciuto la madre di una delle tre in un’intervista al Tg4 definendola “non grassa ma possente”. E ok, quel titolo non era certamente il modo migliore di omaggiare una prova atletica cui sottendono quattro anni di dura preparazione, culminata in un risultato non da podio ma senza dubbio encomiabile. Però però però ci sono un paio di cose che mi chiudono la giugulare. Primo: smettiamola con questa cosa dell’istigazione ai disturbi alimentari e ricordiamoci una volta tanto che –estremizzo– l’obesità è una malattia tanto quanto l’anoressia. Che la tendenza comune sia simpatizzare per il grasso e demonizzare la magrezza è evidente. E può anche essere comprensibile. Ma non mi sembra che nessuno sia mai stato licenziato per aver definito “malate” o “scheletriche” le modelle della Milano fashion week. Attributi ugualmente indelicati (anzi, forse un po’ di più) e ugualmente veri, nella loro crudezza. Ma si sa, le modelle sono tutte felici idiote e cocainomani quindi se lo meritano, mica come le povere atlete sconfitte sul più bello. Secondo: appunto, il licenziamento. Se ogni giornalista venisse licenziato per un titolo indelicato o una frase sbagliata, nelle redazioni rimarrebbero i fogli A4, i thermos del caffè e i portacenere. Non so se l’editore Andrea Riffeser Monti abbia licenziato Tassi a causa della pressione mediatica (il che sarebbe meravigliosamente paradossale) o perché veramente convinto della pochezza deontologica del direttore. A livello editoriale, in realtà, quel titolo è stato tutto fuorché un errore: la notizia ha fatto il giro della rete e di tutti gli altri giornali, la testata ha avuto un’impennata di popolarità e pensandola pragmaticamente potrebbe anche essersi trattato di uno dei tanti espedienti cui purtroppo la carta stampata è costretta a ricorrere per cercare di non soccombere del tutto al giornalismo online. Ah, ovviamente si è parlato anche (e molto) delle tre atlete. Ma ricorderemmo i loro nomi anche se niente di tutto ciò fosse successo, giusto?