Trono Gay a Uomini e Donne: Trashata o Rivoluzione Culturale?

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Maria De Filippi l’aveva annunciato già a fine marzo: da settembre, la punta di diamante del palinsesto pomeridiano avrebbe aperto le porte all’amore omosessuale. Le reazioni non avrebbero potuto essere più eterogenee: chi si è indignato all’idea di un potenziale Uomini e Uomini, chi ha pensato fosse una bufala, chi l’ha creduto troppo bello per essere vero. Ma Queen Mary, si sa, non parla mai a caso. Mai.

E infatti mercoledì 14 i riflettori si sono accesi sui quattro nuovi tronisti: un manager trentenne, fresco di Temptation Island, gnocco, elegante, educatissimo, con la famiglia numerosa, che di sicuro ama gli animali e dona il sangue ogni tre mesi, una bellissima ex Miss Italia di cui nessuno si ricordava, che infatti sembrerebbe non tirarsela riuscendo comunque a mantenere un savoir faire aggraziato e principesco, un bulletto diciannovenne che se lo vedi lo prenderesti a schiaffi ma poi l’accento romano ti frega e finisci per amarlo, e un attraente veronese dall’occhio verde salvia che lavora nel bar che ha aperto accendendosi un mutuo a 23 anni. Che sia quest’ultimo a essere gay lo si capisce solo perché lo dice durante il video di presentazione. Ed è proprio questo il punto. I detrattori e gli indignati di cui sopra pensavano probabilmente che “trono gay” avrebbe coinciso con un’orda di macchiette dal sopracciglio depilato in canotta aderente pronti a prendersi a colpi di pochette e lanciarsi in schizofrenici catfight. Ma Maria non è la regina della televisione italiana senza motivo. Il tronista omosessuale è in perfetto stile Uomini e Donne: ciuffo poderoso, qualche tatuaggio, barba incolta, sorriso fosforescente, bicipite pulsante. Nessun atteggiamento esibizionista e nessun gesto forzatamente marcato, come molti avrebbero potuto aspettarsi. Stesso dicasi per i suoi corteggiatori, che –mi spiace per la fanciulla– sono molto più virili, molto meno montati e sicuramente più autoironici e profondi dei colleghi etero.

La De Filippi ha gestito la novità con regale maestria, che in questo caso poteva e doveva tradursi soltanto in totale naturalezza. Niente annunci, niente premesse, niente precisazioni. Una sola, con la quale distingueva in due diverse file i di lei (e di lui) corteggiatori. “Per evitare casini” ha detto, facendo sorridere tutto lo studio.

Che sia un successo annunciato è palese. Che sia stata un’idea grandiosa (e coraggiosa), anche. Al di là dell’opinione notoria della De Filippi nei confronti del mondo LGBT, di cui peraltro rappresenta una delle principali icone, queen Mary era l’unica a potersi permettere di concretizzarla. Non solo perché vanta l’ideazione di alcuni tra i programmi televisivi più seguiti e dalla maggiore risonanza mediatica degli ultimi vent’anni, e neanche perché ha dimostrato di saperli gestire con quella sensibilità intensa ma distaccata, incisiva ma mai invadente, razionale e sempre super partes di cui solo lei è capace. No, era l’unica a poterlo fare perché questi elementi l’hanno portata ad avere, direttamente o attraverso i suoi programmi, un’influenza sull’opinione pubblica. Che aggiunta all’intelligenza del sapere come usarla si traduce in un enorme potere. Quello di mandare un messaggio, di promuovere un concetto, di sdoganare un tabù, di far accettare qualcosa che la casalinga di Trastevere affezionata telespettatrice mai nella vita avrebbe pensato di accettare.

Sarà il potere della televisione, che è innegabile (gli States hanno avuto bisogno di Will&Grace, per dischiudere certe mentalità) e che ogni tanto si applica nel giusto senso. Sarà che la banale presenza aggiuntiva di un tronista gay ha il potenziale per fare molto più, per i gay, di quanto abbiano fatto manifestazioni e iniziative del governo in vent’anni. E chissà che la graduale accettazione da parte del popolo italico non agevolerà la produzione di norme un po’ di decenti del ddl Cirinnà. Sarà che ho la sensazione che le dinamiche cui assisteremo avranno molto da insegnarci, in termini di rispetto del prossimo e di palle (sì, di palle) nel tirar fuori ciò che si ha dentro. Magari non ci potremo immedesimare nelle diverse situazioni come al solito, ma una cosa è certa: tutti quelli che hanno sempre insultato Uomini e Donne, oggi hanno un motivo in meno per farlo. Forse suona eccessivo definirla rivoluzione. Tocca accontentarci di chiamarla evoluzione.