Turchia, la Dittatura 2.0 di Erdogan

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Forse non tutti sanno che tra le libertà che devono essere tutelate dall’ordinamento giuridico di ogni singolo stato, ce n’è una che il più delle volte non viene garantita: si tratta della libertà di stampa e indipendenza editoriale, ovvero il diritto dei giornali nazionali di esprimere il proprio pensiero, senza sentirsi vincolati a nessuna restrizione imposta da chi detiene il potere. A fare un punto della situazione sulla condizione dei singoli stati, dal 1941 ci pensa la Freedom House, una ONG costituita allo scopo di stilare un report annuale in cui vengono riportate, in graduatoria, le posizioni dei paesi considerati liberi, semi-liberi o non-liberi.

Con l’avvento dei social network, tuttavia, la questione è andata sempre più a complicarsi. Finché le notizie venivano stampate e messe in circolazione all’interno dei confini nazionali, tutto poteva sembrare sotto controllo. Ma con lo sviluppo di piattaforme come Twitter e Facebook, il pensiero di ciascuno di noi può arrivare rapidamente in ogni parte del mondo. Questa è la storia della Turchia, un paese che ha fatto del suo sviluppo tecnologico la base per una dittatura online.

Il 92% della popolazione turca utilizza i social media quotidianamente, per esprimere la propria opinione su qualsiasi cosa, spesso anche sulla gestione politica del Paese. Proprio per questo motivo il 21 Marzo 2014 sono cominciati i primi problemi. La pubblicazione su Twitter di alcune registrazioni, riguardanti la possibile corruzione di alcuni funzionari vicini al presidente Erdogan, ha fatto in modo che in tutta la nazione scattasse un piano per spazzare via il materiale, che in pochissimo tempo aveva letteralmente invaso il web e messo in cattiva luce la classe politica dirigente. Da allora, dopo il rifiuto da parte della Corte Costituzionale di emanare un decreto per limitare e controllare l’uso della piattaforma, Twitter è stato letteralmente sommerso di richieste: 186 domande di cancellazione di contenuti, 60 denunce per diffamazione, 17 account bloccati e 183 tweet rimossi.