Tv, con il Libero Mercato si Estingueranno le Diversità Culturali?

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L’idea che la televisione possa avere un ruolo fondamentale nell’evoluzione culturale della popolazione è stata recentemente al centro di molti dibattiti politici, in special modo ove un settore televisivo non regolato è percepito come una minaccia alle diversità culturali.

Esempio lampante di tali timori è, come spesso accade per le tematiche connesse al protezionismo culturale, la Cina di Xi Jinping, dove la censura di programmi prodotti in Occidente, già in atto sul piccolo schermo, si è ora spostata ai contenuti disponibili sul web. Con una mossa che precederà la definizione di una nuova normativa per colmare quella lacuna che ha sin ora permesso agli spettacoli “stranieri” di prosperare online, la State Administration of Press, Publication, Radio, Film and Television cinese ha ordinato lo scorso Aprile ai siti web di streaming nazionali di interrompere le visualizzazioni di quattro popolari serie Tv americane – “The Big Bang Theory”, “The Good Wife”, “NCIS” e “The Practice”. Similmente, la paura per lo scambio nei servizi culturali ha recentemente indotto l’UNESCO a pubblicare la Universal Declaration of Cultural Diversity per garantire ai prodotti dell’industria audiovisiva l’invidiabile status di “eccezioni culturali”, implicandone l’esenzione dalle tradizionali dinamiche del meccanismo di mercato.