Uber Sbarca in Cina: Pronto un Finanziamento da un Miliardo di Dollari

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Viaggiare è bello. Farlo a basso costo è ancora meglio.
Potrebbe essere questo, forse, uno degli slogan di Uber, la compagnia fondata nel 2010 a San Francisco che ha come obiettivo quello di fornire un servizio di trasporto low cost mediante la prenotazione di un auto (con autista ). Basta scaricare l’App, prenotare l’auto che si preferisce e attendere di essere prelevati.
Si tratta di un servizio molto simile a quello già offerto dai taxi delle nostre città, ma ad un prezzo notevolmente più vantaggioso. Una concorrenza, spesso definita sleale, che ha scatenato ondate di proteste tra chi, come tassisti ed ncc, si è visto, in pochi mesi, sottrarre un’enorme mole di lavoro.

Dal 2010 ad oggi, UBER ha progressivamente conquistato il mondo, al punto da potersi vantare di riuscire a offrire i propri servizi in circa 60 Paesi. A tal proposito, è di pochi giorni fa la notizia secondo cui UBER si starebbe assicurando finanziamenti pari a 1 miliardo di dollari, allo scopo di estendere e corroborare ulteriormente il servizio offerto in Cina. Sono proprio le enormi potenzialità del paese asiatico ad avere spinto la società americana a insistere verso il perseguimento dei propri obiettivi, malgrado una concorrenza sempre più che agguerrita e critiche sempre più accese.

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Anche in Oriente, però, Uber non troverebbe la strada spianata in un mercato come quello dei trasporti. Nella Repubblica Popolare, infatti, esiste già Didi Kuaidi (o Didi Dache), la piattaforma mobile, fondata dalla compagnia Beijing Xiaoju Keji Co. Ltd, che offre un servizio del tutto simile, coprendo circa 300 città e vantando circa 100 milioni di utenti. Con il sostegno della società di e-commerce, Alibaba, e la società di investimento, Tencent, Didi Dache, inoltre, vanta un valore economico complessivo di circa 15 miliardi di dollari.

Chi sarebbero i finanziatori pronti a mettere sul piatto un miliardo di dollari per far sbarcare Uber anche in Cina?  Secondo il Wall Street Journal, ripreso poi dal quotidiano italiano La Repubblica, tra la moltitudine di gruppi che avrebbero deciso di investire il proprio denaro nell’app americana, spiccano la Hillhouse Capital, il più grande fondo speculativo (c.d. hedge found) asiatico, e il colosso informatico Baidu.

Un finanziamento che farà lievitare il valore di UBER China da 6,5 a 7,5 miliardi di dollari. Cifre ancora lontane dai 50 miliardi di dollari con cui sarebbe stata valutata complessivamente la società di San Francisco, ma che permetterebbero di ampliare il mercato di riferimento e di portare, finalmente, Uber a quotarsi in borsa in tempi brevi.

L’avventura di UBER, dunque, continua, nel tentativo di dimostrare come lavorare in regime di concorrenza e non rimanere ancorati a vecchi, ormai datati, sistemi lavorativi, possa essere soltanto un’occasione di sviluppo e non una minaccia. Perché viaggiare è bello e farlo a basso costo è ancora meglio. Prima o poi lo capiremo anche in Italia.