Un Lavavetri da 5.000 Dollari al Mese

WindowCleaner

“Questo mese da Goldman Sachs, lo scorso da JP Morgan e oggi da Microsoft. Chissà invece che vetrata mi toccherà lavare domani…”. Ecco cosa pensa un lavavetri ogni mattina a New York. Il lavavetri in questione, però, è un po’ particolare. Il suo “ufficio” è un’impalcatura a diverse decine di metri da terra ed ogni giorno mette in gioco la propria vita: stiamo parlando dei professionisti che fanno risplendere i grattacieli della Grande Mela.

Il lavoro è molto pericoloso, sì, ma anche ben retribuito. Purtroppo non esistono dati certi sulla remunerazione dei lavoratori del settore, ma si possono confrontare alcune statistiche. Questi “alpinisti delle metropoli” vengono pagati in base alle ore di lavoro e il loro stipendio medio sarebbe di circa 30.000 dollari all’anno, mentre quello dei più esperti oscillerebbe tra i 40.000 ed i 50.000 dollari annui. Infatti, il pagamento va dagli 11 ai 19 dollari all’ora, con picchi di 27 dollari, a seconda del tipo di edificio e dell’anzianità del lavoratore. Addirittura, c’è chi raggiunge i 60.000 dollari annui, stando alle dichiarazioni di Andrew Horton, coordinatore del corso di sicurezza per la divisione dei lavavetri (che conta ben 800 membri), della sezione 32BJ del SEIU (Service Employees International Union). C’è da dire, però, che rispetto al reddito, il rischio che questi acrobati corrono quotidianamente è comunque elevatissimo.

Per poter esercitare questa professione serve infatti una certificazione da parte dell’International Window Cleaning Association, per ottenere la quale è necessaria una serie di esami teorici e pratici. Oltre a ciò, ogni Stato americano organizza degli allenamenti specifici da seguire obbligatoriamente: la preparazione e la prestanza fisica sono fondamentali, come testimonia il fatto che le donne a svolgere questo mestiere sono soltanto il 10%. Riguardo all’equipaggiamento, invece, sono necessarie un’imbracatura, una fune per la discesa ed una di emergenza, oltre al casco ed alle ventose che servono a sorreggere il lavoratore mentre pulisce la vetrata. Il tutto sopra un’impalcatura, che si presume essere stabile e sicura, ancorata sul tetto dell’edificio.

Ma, nonostante tutte queste precauzioni, i fattori di rischio rimangono moltissimi. Basti pensare che, sospesi ad oltre 100 metri dal suolo, questi lavavetri sono sottoposti a raffiche di vento improvvise e violente, che possono anche danneggiare l’equipaggiamento di sicurezza. In compenso, però, oltre alla preparazione fisica ed a quella specifica della professione, non c’è bisogno di alcun titolo di studio e, ovviamente, la possibilità di guadagnarsi uno stipendio superiore alla media statunitense senza dover investire nel college, affascina molti giovani, attratti anche dal fatto che, già nel primo anno di lavoro, il reddito mensile oscilla tra i 1.500 e i 2.000 dollari. Anche se, probabilmente, per mettere a repentaglio quotidianamente la propria vita, un salario massimo di quasi 5.000 dollari al mese non è comunque sufficiente.

Proprio a causa dell’elevata mortalità e, molto concretamente, dell’elevato costo di questi professionisti, si stanno studiando soluzioni alternative. La prima e più praticabile è quella dei robot. La Ecovacs Robotics ha già progettato il Winbot 7, una macchina il cui prezzo si aggira intorno ai 50.000 dollari e che ridurrebbe di circa il 50% le spese dei proprietari dei grattacieli e di molte ore il tempo necessario per farli risplendere. Insomma: meno tempo, meno costi e meno morti sul lavoro. Sembrerebbe una soluzione definitiva, ma c’è chi storce il naso. Ad esempio, il lavavetri William Coffey, che non crede che il proprio mestiere possa essere svolto da delle macchine, o Ivy Marvel, archivista della Biblioteca Pubblica di Brooklyn, la quale sostiene che i lavavetri “umanizzano la città”, così come il già citato Andrew Horton, dubbioso sul massivo impiego di macchine in sostituzione della forza-lavoro umana.

Insomma, il dibattito, soprattutto a New York, è apertissimo. Ed i romantici cittadini della Grande Mela non sembrano essere disposti ad abbandonare i loro “eroici” (e molto ben pagati) lavavetri.

Photo by Francois Schnell (Flickr) [CC-BY-2.0 (http://creativecommons.org/licenses/by/2.0)], via Wikimedia Commons