Un Percorso Davvero Obbligato? Inevitabilità e Reversibilità nella Crisi Greca

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Ancora lei, sempre e solo lei: anche in questi giorni la Grecia, o meglio il negoziato che la vede protagonista, rappresenta un tema caldo, un hot topic in costante surriscaldamento. E ad infiammarsi sono anche due schieramenti: quello anti-austerità, secondo cui le politiche improntate a questa sorta di aspra “sobrietà economica” avrebbero miseramente fallito, e quello pro-austerità, convinto che per la Grecia non ci fosse che un percorso obbligato: quello dei tagli alla spesa pubblica.

Il secondo schieramento citato è quello a cui appartengono Lars P. Feld, Christoph M. Schmidt, Isabel Schnabel, Benjamin Weigert e Volker Wieland. Queste personalità economiche, tutte di nazionalità tedesca, hanno provato a riflettere in un recente articolo sulla situazione greca, muovendo da un punto fermo: a loro dire l’idea che l’austerità abbia fallito è assimilabile ad una narrazione controfattuale e pericolosa. Addirittura? Sì, perché occulterebbe le cause profonde che hanno portato la Grecia dov’è oggi. La medicina del consolidamento fiscale (circonlocuzione economica che, come sottolinea Domenico Mario Nuti, sta di fatto per “aumento di imposte più tagli della spesa del governo”) era inevitabile. E perché? La risposta sta nei fondamentali macroeconomici greci, espressi nel 2009/2010 e compromessi da quella che Feld e colleghi definiscono “dissipazione finanziaria”: deficit pubblico al 15% del Pil e rapporto debito/Pil a quota 127%.