“Una Vita Fatta di Mare e Musica”, Intervista a Jack Jaselli

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Centinaia di concerti e 2 album alle spalle, registrati, pubblicati e promossi in maniera totalmente indipendente, Jack Jaselli è un caso più unico che raro della scena musicale italiana.

Già il primo album “It’s Gonna Be Rude Funky Hard” gli ha permesso di calcare palchi storici della musica indipendente italiana. E’ riuscito a presentare il suo secondo disco “I Need The Sea Because It Teaches Me”, un album con sonorità più vicine al cantautorato che a quelle funky del disco di esordio, davanti a decine di migliaia di spettatori aprendo, nel 2013, ai 2 concerti estivi dei Negramaro.

Oggi Jack è una realtà consolidata, lo abbiamo contattato tra una data e l’altra del suo fittissimo tour, poco prima che salisse sul palco dell’ Hard Rock Live Roma Music Festival.

Brevemente, come e quando è iniziato Jack Jaselli musicista?

Ho iniziato a scrivere canzoni quando avevo circa 14 anni, ma ho capito che mi piaceva cantare ancor prima. Ho imparato a suonare la chitarra per poter dire qualcosa di mio, ancor prima che per rifare i brani di qualcun altro.

La gavetta è un passo fondamentale per ogni artista. Raccontaci gli sviluppi della tua ed il momento in cui hai capito che eri sulla strada giusta.

La gavetta fa parte della musica, e per come la intendo io, è sana e imprescindibile. Oggi si rischia di saltarla completamente o di rimanerci impigliati. E’ più facile il sogno di una notorietà immediata, fatta di scorciatoie e grandi visibilità, ma il successo deve essere una conseguenza, un effetto collaterale della passione e del sudore che la musica richiede. Io ho iniziato suonando ovunque ce ne fosse la possibilità, arrivando a fare fino a 72 date in un anno solo nella mia città, Milano. La strada giusta è fatta di tanti passi coraggiosi, determinati e consapevoli. Ogni concerto e ogni nuova canzone sono un’occasione per mettersi in discussione. Se la strada giusta lo vedi negli occhi di chi viene a sentirti e lo senti perché sai che suoni quello in cui credi.

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Hai sempre suonato/suoni ancora con i The Vibes? come vi siete incontrati?

Le formazioni con cui ho suonato sono state diverse, fino ad ora tre. “The Vibes” facevano parte del primo disco. Ora siamo un trio, Nik Taccori (batteria), Max Elli (chitarre) ed io. Ho conosciuto Nik ai tempi dell’università ed è stato il primo a credere nel mio percorso e ad accompagnarmi. Max lo abbiamo incontrato per la prima volta in qualità di produttore di “I Need the Sea Because It Teaches Me” e sentendolo suonare abbiamo capito che doveva assolutamente entrare nella band.

Parliamo della tua ultima fatica, “I Need the Sea Because It Teaches Me”. Com’è stato il processo creativo che ha portato alla realizzazione del disco?

Per quanto riguarda la scrittura si tratta di canzoni scritte in un periodo di tempo molto preciso e che descrivono molto bene un momento della mia vita, trascorso proprio nelle zone dove è stato registrato l’album. E’ un disco live, suonato in trio da me, Max (che ne è anche il produttore artistico) e Nik, con l’aggiunta del violoncello di Mattia Boschi in due brani. Lo abbiamo registrato in una stanza scavata dentro uno scoglio, a picco sul mar Ligure, ascoltandolo in cuffia si possono sentire distintamente i rumori delle onde e dei gabbiani.

L’atmosfera dell’album ti catapulta su una spiaggia. Nel video di “I’ll Call You” ci sono immagini tratte anche dal film “Onde Nostre” (film documentario italiano sul surf). Il mare è sempre stato presente nella vita di Jack Jaselli?

Si, lo è sempre stato, in particolare “I Need the Sea Because It Teaches Me”. Una dedica, la messa a fuoco di un capitolo della vita fatto di mare e acqua salata.

E’ sempre un mix di input ma c’è qualche influenza (oltre al mare) particolare e degna di nota per i testi e per la musica?

La materia prima delle canzoni viene dalla vita, da ciò che accade dentro e fuori, dai posti e dalle persone. Per quanto riguarda la musica le contaminazioni e le ispirazioni sono tante. Amo ascoltare i grandi maestri e capire i loro insegnamenti, a prescindere dal genere musicale. Da Marvyn Gaye a Bob Marley, Dai Beatles ai Foo Fighters da Ben Harper a Jeff Buckley. Anche all’interno della band ci contaminiamo molto e ci forniamo ascolti e spunti sempre nuovi.

A cos’è dovuta la scelta di cantare in inglese?

Musicalmente è la mia prima lingua. Non è stata una scelta, ma la cosa più spontanea e istintiva.

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Qualche aneddoto sulla vita da tour?

Ci sarebbe da scrivere un libro! In tour si diventa una famiglia itinerante, il tempo si trasforma. Noi abbiamo la fortuna di essere molto uniti e di divertirci.

Progetti futuri finito il tour? Hai già qualche idea in ballo?

Ormai siamo in tour dall’8 Novembre 2013, perciò credo che prenderemo una pausa a partire da Ottobre. Ma già a Settembre saremo in studio per registrare qualcosa di nuovo…

Per chiudere, ci dici 5 canzoni da mettere in playlist questa estate?

Fink – Looking Too Closely

James Vincent McMorrow – Cavalier

Bahamas – Stronger Than That

The Carnabys – The Pocket

Chris Lavoro – Surfinia