Uranio: il Niger che Alimenta la Francia

Il 31 dicembre 2013 sono scaduti i contratti decennali per lo sfruttamento delle risorse uranifere e Areva non può permettersi di perdere un partner economico e strategico di tale importanza. Questa volta il Presidente Mahamadou Issoufou (ex dirigente di Areva a Somair!) chiede degli accordi più giusti, che ridistribuiscano le ricchezze del sottosuolo sahariano. Secondo Oxfam France, tra il 1970 e il 2010, le miniere di Somair e Cominak hanno infatti procurato ricavi per 3,5 MLD €, dei quali solo 459 milioni, il 13%, sono giunti nelle casse nigerine. A Niamey, la capitale, e ad Arlit, capoluogo della regione uranifera del Nord, le manifestazioni a sostegno del governo si susseguono da ottobre. In tutta risposta, Areva, che afferma di aver lasciato al Paese l’80% della ricchezza estratta, ha chiuso il sito di Somair, ufficialmente per motivi di manutenzione, iniziando in questo modo un vero e proprio braccio di ferro col governo nigerino, intenzionato a far valere i propri diritti e ad aumentare le royalties dal 5,5% al 12%. Il Presidente non può rischiare di perdere un investitore di livello internazionale che nel 2015 aprirà, vicino alla città di Imouraren, la più grande miniera di uranio d’Africa.