Vino à Porter, il Sommelier Virtuale che Rivoluziona il Mercato Enologico

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Dietro una bottiglia di vino si celano molti segreti che fanno della degustazione un’esperienza intensa e coinvolgente. Per i più inesperti, che rimangono ore a interrogarsi su quale sia il vino adatto per la serata, nasce Vino à Porter. Tra Europa e Medio Oriente, quattro trentenni decidono di creare il sommelier virtuale, che consiglia il vino ideale e lo consegna a domicilio alla perfetta temperatura. Noi di Smartweek siamo andati ad intervistarli.

Vino à Porter è il sommelier virtuale che mancava al mercato enologico. Quando e come è nata l’idea?

Prima di essere imprenditori nel settore vinicolo, eravamo quattro semplici consumatori esigenti: volevamo vino adatto ai nostri gusti o alle nostre cene, senza spendere più di un minuto per sceglierlo. Il sogno sarebbe stato trovare sempre qualcosa di nuovo e consegnato a casa in fretta e alla temperatura giusta. Non trovando un servizio che rispondesse all’esigente domanda, abbiamo deciso di metterci in gioco. Vino à Porter è la soluzione che abbiamo trovato per esigenze irrisolte nella vendita del vino: diminuire l’ansia della scelta e avvicinare la generazione dei trentenni al vino. La chiave è rendere semplice e veloce l’acquisto di un bene complesso, rispettando la serietà e le innumerevoli sfumature che lo contraddistinguono”.

Ma che cos’è esattamente Vino à Porter?

Vinoaporter.com è un sommelier virtuale che accompagna l’utente in un viaggio esperienziale, capendo i gusti degli utenti o i migliori abbinamenti alle ricette, per proporre infine il vino ideale per ogni esigenza, da noi declinata in 12 tipologie differenti, che chiamiamo #caratteri. Questo processo avviene utilizzando strumenti tecnologici all’avanguardia: algoritmo, machine learning e cognitive intelligence, un’interfaccia immediata e accattivante, e servizi just-in-time, consegna a casa in giornata.

Il test del gusto seleziona il vino ideale con semplicità perché si affida alle preferenze gastronomiche dell’utente, escludendo le domande tecniche sul vino. Inoltre, l’abbinamento va oltre il semplice sistema tagging carne-pesce poiché combina le diverse tipologie di proteine con verdure e formaggi”.

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Come siete riusciti a unire la passione per il vino con le vostre competenze economiche?

“Noi siamo quattro trentenni, con un background diverso (due di noi economisti e due ingegneri gestionali) e un passato in importanti realtà della consulenza e dell’innovazione. Marco cresce professionalmente come consulente strategico al Boston Consulting Group e consegue un Master in Business Administration presso INSEAD. Matteo, si afferma in IBM come consulente per l’innovazione dei processi aziendali e nel rimanente tempo libero sviluppa alcuni business nel Food&Beverage. Lorenzo, ha lavorato in startup digitali in California. Tornato in Italia, ha fatto prima il consulente e poi ha sviluppato la divisione telefonia mobile in Facile.it. Alessandro, anche lui con un Master in Business Administration presso INSEAD, ha lavorato come consulente strategico per the Boston Consulting Group, specializzato nel settore consumer”.

Quando avete deciso di svoltare?

“Tutti e quattro eravamo estremamente soddisfatti della nostra carriera e crescita professionale, ma un giorno durante un road trip fra Europa e Medio Oriente, ci siamo fermati e abbiamo preso una decisione: metterci in gioco come imprenditori nel settore del vino. La prima domanda che ci è sorta è proprio quella che oggi ci fate a noi: “Come coniugare la passione e le nostre diverse competenze? Come dare un servizio corretto e professionale non essendo del settore enologico?

La risposta…

La risposta è stata possibile grazie a tre elementi: studio e curiosità personale nel digital e soprattutto nel mondo del vino; il coinvolgimento di più “winelovers” possibili per capire come e cosa pensava la gente intorno a noi rispetto al nostro sito e ai vini e, ultimo ma fondamentale, il contributo di esperti qualificati nel settore. La combinazione di questi tre elementi ha portato a un lungo e appassionato lavoro sul prodotto in collaborazione con alcuni sommelier AIS (Associazione Italiana Sommelier), tra cui un diplomato al Master Sommelier ALMA AIS. Hanno contribuito alla creazione dell’algoritmo alla base dei nostri test, e ora sono parte integrante del team che quotidianamente si cimenta nella scelta e selezione di nuove e sconosciute cantine di qualità”.

Come avviene il processo di selezione dei vini?

Il processo di selezione inizia con lo studio sulla carta delle cantine che ci contattano per scegliere le etichette da degustare. Durante la seconda fase coinvolgiamo anche i nostri utenti che si iscrivono alle nostre degustazioni alla cieca gratuite organizzate settimanalmente, un “blind-tasting” in un’atmosfera totalmente informale. I clienti hanno un ruolo centrale in questo processo, per comprendere anche la loro visione dei #caratteri dei vini, insieme ai nostri sommelier, e talvolta alcuni produttori. Da questa fase scegliamo in media un vino su tre dei dieci vini che degustiamo settimanalmente, per un totale di tre vini che andranno a far parte della nostra offerta WineBox”.

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Il settore enologico è molto tradizionalista. Come inserite nel mercato la sua versione digitalizzata? Quali sono i vostri assi nella manica?

La nostra versione digitalizzata da’ come risultato il WineBox di due bottiglie, ma lavora sul consumatore: il nostro algoritmo è uno dei primi che riesce a dare un consiglio reale e un profilo gustativo sul vino ai nostri clienti attraverso il test del gusto. Da più di 10 mila test completati, abbiamo capito che avvicinarsi al mondo del vino partendo dai propri gusti è un bisogno latente. Per scoprirli abbiamo creato un test che faccia domande semplici e sicuramente conosciute, le abitudini gastronomiche quotidiane (provare per credere su www.vinoaporter.com). Quindi, per rispondere alla domanda noi ci siamo inseriti tra il consumatore e il mondo del vino, creando un ponte che accorci le distanze e abbassi l’ansia della scelta. La modalità d’inserimento è anche il nostro asso nella manica, in aggiunta alle sorprese di intelligenza artificiale che, grazie alle nostre partnership, usciranno nel 2017. Ma per ora non diciamo nulla”.

Tra i suoi punti di forza c’è anche la valorizzazione del mestiere di sommelier. Che talenti cercate in questo campo per creare le collaborazioni?

Le persone, e più in generale la buona coesione del team, sono un elemento fondamentale per la crescita di una start-up. In primo luogo, i profili che cerchiamo sono gli esperti, che possano alzare l’asticella delle nostre conoscenze da meri appassionati di vino, ma che allo stesso tempo siano affini al nostro team. Cerchiamo giovani curiosi, disposti a mettersi in gioco e molto proattivi”.

Il sommelier digitale sostituirà quello fisico?

“Il nostro sommelier digitale non vuole essere la sostituzione di quello fisico, ma uno strumento nelle mani dei sommelier per raggiungere chi ha bisogno di una guida nella scelta del vino in ogni situazione. Crediamo, infatti, che il mercato da soddisfare sia molto più grande rispetto a quanto oggi i sommelier “reali” riescono a offrire. Le figure con cui abbiamo iniziato a collaborare corrispondono perfettamente a questo profilo. Il nostro primo sommelier di riferimento infatti è giovane e ha ampie competenze del mondo del vino e degli abbinamenti cibo-vino, avendo conseguito un master ALMA-AIS per sommelier”.

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Il vostro servizio risponde ai bisogni del cliente valorizzando le piccole cantine. Perché lanciarsi sul mercato con vini di nicchia?

Ci sono due principali ragioni per le quali abbiamo deciso di puntare sulle piccole cantine e sui vini che abbiano una personalità diversa dal comune. Innanzitutto c’è un nostro ideale: l’Italia è un paese ricco di storia dei vitigni, dei vini e delle persone che lo producono, una storia che è poco conosciuta se non addirittura sconosciuta. Beviamo e troviamo sugli scaffali e al ristorante sempre i soliti vini quando in Italia ci sono più di 375 mila produttori e oltre 200 vitigni autoctoni tutti da scoprire. In secondo luogo ci sono delle motivazioni di mercato. Ci sono concorrenti sul mercato molto più forti nel proporre vini cosiddetti “mainstream” con un servizio di enoteca: Vino à Porter vuole far vivere un’esperienza diversa agli amanti del vino: vuole capire i loro gusti e guidarli nella scelta offrendogli l’opportunità di scoprire sapori particolari. Un concetto radicalmente diverso da offrire una semplice enoteca dove trovare il vino”.

Qual è il profilo del cliente al quale vi rivolgete?

Il pubblico di Vino à Porter non ha un’età precisa. Tuttavia, gli utenti hanno un’esigenza comune: a iniziare dai propri gusti, vogliono provare un’esperienza legata al vino e, quindi, partono dal presupposto che vogliono valutare quanto la loro curiosità possa essere soddisfatta dal nostro algoritmo. Perciò, ci rivolgiamo a quelle persone che desiderano conoscere meglio i propri gusti e che sono spinte dalla curiosità. Grazie al nostro sommelier virtuale, possono comprendere i loro vini ideali in maniera esperienziale: il loro palato è al centro ed il vino è il risultato non il punto di partenza”.

L’idea piace?

“Devo dire che stiamo vedendo che il pubblico ci trova una novità stimolante. Infatti, i nostri clienti sono spesso grandi promotori del nostro servizio. Spesso dopo aver provato i nostri box li riacquistano per regalarli, per una cena o ricorrenza, ad amici e parenti. Crediamo che questo sia molto diverso rispetto al classico regalo della bottiglia di vino: vogliono regalare proprio l’esperienza e, quindi, donano un coupon per fare il test oppure spediscono direttamente il box a casa del destinatario, certi dell’effetto sorpresa. Questo, unito alle domande che facciamo quotidianamente e ai feedback forniti da oltre 10 mila test, ci ha fatto comprendere come i nostri clienti non solo valutano affidabile il nostro sommelier virtuale, ma lo usano come consigliere quando devono sorprendere amici o conoscenti portando vini ideali per i loro gusti o con scelte inusuali nell’abbinamento cibo-vino”.

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Rispetto ai consigli che si possono ricevere in un’enoteca, qual è il vostro valore aggiunto? Perché scegliere Vino à Porter?

“La motivazione è semplice e racchiusa nella risposta alla terza domanda: il valore aggiunto è che l’algoritmo si pone come attore imparziale, poiché esegue uno studio sul profilo gustativo del consumatore e fornisce in seguito un consiglio su cosa comprare attraverso l’e-commerce. A differenza di un’enoteca, la dinamicità e la libertà di cambiare ogni mese l’offerta di tutti i nostri caratteri del vino non creano vincoli commerciali legati alla vendita di un prodotto specifico. Quindi, le nostre raccomandazioni sono sincere e condizionate esclusivamente dalla qualità dei vini selezionati”.

Attualmente non siete presenti sul mercato con un’app. Come mai la decisione di andare controcorrente e affidarsi solo al sito Web e ai social?

Siamo convinti che Vino à Porter abbia due priorità fondamentali: in primo luogo, consolidare e affinare sempre di più il nostro algoritmo. La seconda priorità è il lavoro sul prodotto, la ricerca e il processo di selezione delle bottiglie che compongono i nostri WineBox. Queste sono i fattori principali per far vivere al consumatore un’esperienza sempre nuova, utile e innovativa. Non andiamo controcorrente, piuttosto abbiamo stabilito quali siano le priorità che danno maggiore valore aggiunto all’utente finale, anche a discapito dell’iniziale espansione su diversi canali. Detto ciò c’è in piano, dopo aver strutturato al meglio gli elementi descritti sopra, una app mobile”.

Come si finanzia Vino à Porter? Cosa prevedete per il futuro?

Ad oggi stiamo testando il modello e stiamo riscontrando molto interesse dagli utenti, che va oltre le aspettative del team e della start-up. Riguardo al futuro.. Come accennato prima, il processo di miglioramento del sommelier virtuale è in continua evoluzione. Attualmente possiamo dire poco riguardo a cosa stiamo lavorando, ma possiamo sbilanciarci nell’assicurare che entro la metà del prossimo anno l’algoritmo sarà arricchito da features di machine learning, intelligenza artificiale, che oserei descrivere come avveniristiche per questo settore e per la profilazione gustativa. Oltre alle novità tecnologiche e all’ingresso dell’app negli store di Apple e Android, a partire dal prossimo anno inizierà il progetto per far conoscere il sommelier virtuale in altre città italiane ed estere. Questo servirà anche per garantire capillarità nel servizio e nella scoperta”.

Per concludere, i tre vini migliori della selezione di Vino à Porter per festeggiare le vacanze?

Le risposte dei nostri utenti mostrano che non esiste un gusto predominante sugli altri e di conseguenza non possiamo dire che ci sono vini che prevalgono nettamente su altri. Ad esempio, abbiamo da poco svolto un’analisi di lungo periodo per capire la suddivisione delle vendite tra vini bianchi e vini rossi. La risposta è stata molto chiara: metà bianchi e metà rossi. Ovviamente si hanno differenze anche rilevanti di mese in mese, agosto prevalenza bianchi mentre novembre prevalenza rossi, ma alla fine si distribuiscono equamente. Scendendo più nel particolare, possiamo identificarne alcuni che hanno colto nel segno più di altri leggendo i feedback degli utenti e dati di riacquisto”.

Sentiamo…

Tra questi vorrei segnalarne 2 per tipologia, rigorosamente di #caratteri diversi: un Gavi (Tenuta San Pietro) che ha conquistato tutti, e il Tirsat (Gurra di Mare), una miscela siciliana le cui vigne si estendono fino alla spiaggia sabbiosa a 10 metri dal mare. Tra i rossi ha certamente stupito un Aglinico del Vulture (Quarta Generazione), vino dal grande invecchiamento che già oggi riserba grandi sorprese al naso, e un Nebbiolo delle Langhe (Cantina Maccagno), che trasmette tutta la passione e naturalezza con cui viene prodotto”.