Visioni Cinesi (d’Europa): Tra Austerità, Riforme strutturali, e Unione Finanziaria dell’Eurozona

Criticata la divisione franco-tedesca sulla gestione della crisi; messa in guardia la Gran Bretagna, per la quale un'uscita dall'Unione nel 2017 sarebbe un errore strategico, così come lo è essere fuori dall'Eurozona. Il ragionamento si fa nebuloso, se si guarda al viaggio di Xi Jinping nel Regno Unito, tra cene dalla regina e accordi sugli investimenti per quasi 30 miliardi di sterline, con la City come hub finanziario non asiatico per lo yuan.

E gli USA? Zhang richiama la TTIP (Trans-Atlantic Trade and Investment Partnership) - che come sappiamo ha perso il momentum di fronte all'accordo sulla TPP nel Pacifico. La TTIP servirebbe all'UE ad assumere un ruolo economico paritario accanto agli USA; tuttavia il “pivot to Asia” americano si affianca ad un ritiro dal continente con cui Bruxelles dovrà misurarsi. Un invito a cooperare di più con Pechino nell'ambito della Nuova Via della Seta?

Per inquadrare l'intervento di Zhang occorre dare uno sguardo alle mosse di Pechino in materia di investimenti. Entro il 2020, la Cina sarà probabilmente il primo Paese al mondo per investimenti esteri. Nel 2015 gli investimenti diretti esteri (IDE), esclusi quelli nel settore finanziario, sono aumentati del 16,5% rispetto allo stesso periodo nel 2014, fino a 87,3 miliardi di dollari. La nuova fase ha mutato il target, dai PVS ai mercati sviluppati, in particolare nei settori dell'energia, dell'agroalimentare, dell'immobiliare, dell'autonomotive.

La strategia è funzionale a stimolare la transizione dell'economia alla fase di new normal trainata dai consumi interni e a ridurre il peso degli investimenti in entrata.  Necessari da un lato il deleveraging delle ampie risorse finanziarie e infrastrutturali (si vedano la Via della Seta e la costruzione di grandi opere anche nei paesi sviluppati), dall'altro l'acquisizione di quel capitale d'innovazione, tecnologia e know-how mancante, che renderebbe i prodotti nazionali più competitivi sul mercato interno, dove iniziano a soffrire la penetrazione di brand stranieri. L'acquisizione strategica di aziende come Volvo risponde a questa esigenza.

L'Europa, il più importante partner commerciale per Pechino, è la destinazione perfetta. Il professor Zhang chiosa, con un approccio filosofico tipicamente cinese, che “la crisi genera opportunità”. Del resto, sappiamo che con il 2008 un gigantesco mercato di aziende (e Paesi) bisognosi di liquidità si è aperto agli investimenti cinesi. Si pensi all'acquisizione del porto di Atene dalla cinese COSCO nel 2010 e alle numerose operazioni di M&A.