Voglio Essere Fidanzata, Ma Senza di Te

Donna ubriaca

C’è una giornalista, o forse blogger, tale Isabelle Tessier, che è salita agli onori della cronaca per un pezzo pubblicato sull’Huffington Post US dal titolo “Voglio essere single, ma insieme a te”. Che come titolo funziona moltissimo: veicola un’idea più che condivisibile, fa pensare a una coppia in cui non si perda l’identità dei singoli, a un sentimento che non precluda la libertà di scegliere come viverlo e come vivere. Bellissimo. Peccato che oltre al titolo ci sia anche un articolo, e che io l’abbia letto. E che ogni buon proposito, ogni brandello di fiducia che quelle parole in grassetto mi avevano strappato sia stato totalmente travolto dall’ennesimo trionfo della banalità. La cara Tessier aveva una possibilità enorme: quella di sdoganare ogni singolo diktat della vita di coppia per come oggi è percepita e diffondere il verbo del liberalismo sentimentale tra decine di migliaia di persone in tutto il mondo. E invece pensa bene di sciorinare una smielata lettera d’intenti indirizzata a un ipotetico lui che “prima o poi troverà”. Quindi come dire, non mi lascia altra scelta. Isabelle, lascia che ti spieghi la realtà.

Articolo

Voglio che tu esca a bere una birra con gli amici. Voglio che, nel pieno dei postumi di una sbornia, mi chieda di raggiungerti perché desideri stringermi tra le braccia e voglio accoccolarmi accanto a te. No. A 25 anni le sbornie te le gestisci da solo. Se mi chiami ti rispondo che puoi scegliere tra rivolgerti al 118 e vomitare dietro un cespuglio con uno dei dottorandi in astrofisica che hai come amici a tenerti la testa. Ti rispondo anche che se non reggi la birra sei decisamente troppo poco maschio per i miei gusti e che non mi accoccolo accanto a te neanche su cauzione dato che con l’alitosi che sicuramente ti accompagna rischio di svegliarmi con le sopracciglia ossigenate.

Voglio che, appena sveglio, parli con me di tutto quello che ti passa per la testa ma che ti senta libero di fare dei piani diversi per il resto della giornata. Io farò altrettanto. Appena sveglio non mi devi parlare. L’unico piano che puoi prendere in considerazione è quello di sfruttare il potente alzabandiera di cui la tua fisiologia interna e la mia vicinanza notturna ti omaggiano e vedi di non farmi pentire di aver posticipato la colazione.

Voglio che mi racconti delle tue serate con gli amici. Che tu mi dica di quella ragazza al bar che non smetteva di guardarti. Voglio che mi scrivi quando sei ubriaco per dirmi cose senza senso, solo per assicurarti che anche io ti sto pensando. Questo eterno ritorno dell’alcolismo non è necessario, davvero. Che le donne ti guardano lo so già, perché se ti ho scelto rientri in uno spettro che spazia da “manzo da combattimento” a “dio greco ma dotato” quindi è ovvio. Quanto allo scrivere cose senza senso, sappi che reputo i “se avrei”, l’utilizzo della kappa e le faccine animate una giusta causa di interruzione del rapporto. E che a quel punto sapere se anche io ti sto pensando è davvero l’ultimo dei tuoi problemi.

Voglio ridere mentre facciamo l’amore, magari perché ci sentiamo goffi mentre sperimentiamo tra le lenzuola. Voglio che, mentre siamo con i nostri amici, tu mi prenda per mano e mi porti in un’altra stanza perché non resisti più e vuoi fare l’amore con me proprio lì, in quel momento. Già ci vedo mentre cerchiamo di essere più silenziosi possibile per non farci sentire. Dunque. Qui impazzisco. Prima di tutto smettiamola con questa fissa di dire “facciamo l’amore” quando la vera fortuna sarebbe poter dire di “fare sesso” anche dopo anni di fidanzamento. Seconda cosa. Se mentre facciamo sesso mi metto a ridere c’è un problema grosso e a quanto pare non si tratta del tuo pene. Terzo punto. Accostare la parola sesso e l’aggettivo goffi dovrebbe essere perseguibile legalmente. Non solo è ossimorico ma è anche totalmente impensabile. Adoro la sperimentazione, giuro, e anche i luoghi pubblici. Ma durante il sesso mi devo sentire una pantera del bengala, una macchina da guerra, una valchiria di Wagner, un Transformer e Xeena principessa guerriera contemporaneamente. Allo stesso modo ti devo vedere come il padre eterno nel giorno del giudizio universale, Mosè che guida il popolo di Israele, Noè che domina l’arca, Caronte che mi traghetta nell’Ade e Mitch Buchannon che mi salva dai flutti ed esce dal mare con i capelli in piega. Non come un tenero koala che rotola su se stesso in overdose di eucalipto. E inutile a dirsi, tutto ciò e “l’essere silenziosi” sono totalmente incompatibili.

Voglio mangiare con te, voglio sentirmi libera di parlarti di me e che tu faccia lo stesso. Voglio immaginare l’appartamento dei nostri sogni, pur sapendo che forse non andremo mai a vivere insieme. Voglio che tu mi racconti dei tuoi piani senza capo né coda. Voglio che tu mi sorprenda, che tu mi dica “Prendi il passaporto, partiamo!”. Sul voglio mangiare ci siamo, in particolare voglio sentirmi libera di strafogarmi come un camionista ucraino con la certezza che poi mi farai smaltire fino all’ultima caloria. “L’appartamento dei nostri sogni” solo se sei su Real Time con Paola Marella che cerca di portarsi a casa la provvigione. L’importante è che ci siano i doppi servizi perché se so che qualcuno userà il bagno dopo di me entro in blocco psicologico e soprattutto intestinale. Il “prendi il passaporto, partiamo” va bene se sei Dan Bilzerian con il jet privato altrimenti pensa a portare a casa lo stipendio invece che bruciare giorni di ferie alla cazzo per poi finire in una palafitta nel Guyana francese.

Voglio aver paura insieme a te. Voglio fare cose che non farei con nessun altro, solo perché con te mi sento sicura. Voglio rientrare a casa ubriaca dopo una serata con gli amici e voglio che tu mi prenda il viso tra le mani, mi baci e mi stringa forte. L’unica cosa di cui c’è davvero da avere paura è che un giorno tu te ne possa uscire con soprannomi zoofili tipo cangurotta o richieste di selfie col bacio in tre due uno. L’unica cosa di cui sarebbe giusto averne è che mi si smagli l’autoreggente prima del nostro appuntamento o che perda metà della lingerie perché la scagli troppo lontano con troppa veemenza. Quanto all’alcol, non ho bisogno di ubriacarmi e non voglio che tu mi veda in quelle condizioni. Se mai dovesse capitare voglio che mi allontani con sdegno dicendomi la verità, cioè che faccio schifo e puzzo.

Voglio che tu abbia la tua vita, che decida su due piedi di partire per un viaggio. Che mi lasci qui, sola e annoiata, ad aspettare che appaia un tuo “ciao” su Facebook. Non voglio sempre partecipare alle tue serate fuori e non voglio sempre doverti invitare alle mie. Così potremo raccontarcele a vicenda il giorno dopo. La tua vita la devi avere a prescindere che io lo voglia o meno, dato che sei un uomo e non un canarino domestico. “Sola e annoiata” un paio di palle. Non mi chiamo Penelope e simpatizzo per i Proci, quindi fidati che qualcosa da fare la trovo, che il “ciao” non lo aspettavo neanche su Msn da quello per cui avevo la cotta a 17 anni e che se mi scrivi su Facebook corro a prenotarti un TSO.

Voglio qualcosa che sia, allo stesso tempo, semplice… ma non troppo. Qualcosa che mi metta in testa mille domande ma che mi consenta di conoscere la risposta appena sono vicina a te. Voglio che pensi che io sia bellissima, che tu sia orgoglioso di dirlo quando siamo insieme. Voglio sentirti dire che mi ami, proprio come farò io con te. Voglio che mi lasci camminare davanti a te così puoi goderti la vista del mio sedere. Tranquilla Isabelle, semplice non lo è mai. Che sia bellissima devi pensarlo tu senza il bisogno che lui te lo dica. Stessa cosa per il famigerato ti amo, da cui il genere femminile è ossessionato peggio di Renzi col referendum e al quale si attacca come a una papera galleggiante in pieno nubifragio. Anche perché nella classifica delle cose meno stimolanti al mondo subito dopo “dibattito con Gabriel Garko” c’è “donna insicura alla disperata ricerca di futili conferme” e lì, mi dispiace, ma neanche il tuo sedere può aiutarti.

Voglio fare dei piani, anche se non sappiamo se li realizzeremo oppure no. Voglio essere tua amica, la persona con la quale ami uscire e divertirti. Voglio che non perda il desiderio di flirtare con altre donne, ma che torni da me sempre, quando la serata volge al termine. Perché forse io sarò andata a casa prima, senza di te. Voglio essere la persona con cui adori fare l’amore ed addormentarti subito dopo. I piani a lungo termine sono il male. Creano aspettative e mettono ansia. Basta un attimo perché si palesi davanti ai tuoi occhi l’inquietante flash-forward di te grassa con swiffer alla mano e plasmon vomitati sulla camicetta di seta facendoti venire voglia di abbracciare la clausura in collegio femminile senza ore d’aria che metti che passa uno spermatozoo a bordo di un drone. Se avessi voluto essere tua amica non ti sarei saltata addosso al primo appuntamento, e dato che come me ti desidereranno tante altre facci pure ciò che vuoi, basta che ti assicuri di avere abbastanza energie per me. Anche perché se “subito dopo” provi ad addormentarti estraggo il defibrillatore e romanticamente ti ricordo il mio diritto giuridico al secondo, terzo e quarto round.

Un giorno ti troverò. Già. Troverai esattamente la persona che hai descritto. Vivrai in coppia sentendoti single, lo vedrai uscire con gli amici, tornare ubriaco, lasciarti sola, annullare i vostri piani, flirtare con le altre, essere goffo a letto, sbiascicarti un ti amo e puoi giurarci, ti pentirai di averlo trovato, cara Isabelle. Quasi quanto di aver scritto questo articolo.