“A Caval (di Troia) Donato Si Guarda in Bocca”: La Polemica Sul ‘Prescriptive Plantings’ di Monsanto

Il miglior modo per risolvere il problema, evidenzano Tom McMillan della Soil Association di Bristol e Tim Benton di Food Security UK in un articolo uscito su Nature, potrebbe essere puntare sull’innovazione locale. I due esperti invitano gli agronomi a “coinvolgere i contadini nella ricerca” attraverso un sistema di ‘field labs’, o laboratori sul campo, in cui gruppi di agricoltori lavorerebbero con tecnici esperti per scegliere e valutare le pratiche agricole in grado di aumentare i rendimenti delle aziende, riducendo al minimo il ricorso a risorse non rinnovabili. Quest’ approccio, noto anche come “participatory breeding”, già sperimentato nei campi-scuola promossi  in Indonesia, Africa e Asia, sembra anche aver attirato l’attenzione dell’Unione Europea che ha appena stabilito il proprio programma al quale parteciperanno pure gli agricoltori organici italiani. Il vantaggio di questa metodologia di ricerca “dal basso”, fanno notare i due, sta nel fatto che “i contadini quando producono conoscenza, sono più disposti ad adottare nuove pratiche ed è più probabile che il loro sapere sia rilevante nelle condizioni locali.”

Un’iniziativa di sviluppo “bottom-up” che inevitabilmente trova la propria antitesi nello “sconvolgimento digitale della fattoria” encomiato dall’Economist e promosso dagli agro-colossi multinazionali al fine di omogeneizzare le pratiche di produzione dei prodotti agroalimentari. Il sistema di “prescriptive planting” sviluppato dalla Monsanto, FieldScripts, testato per la prima volta l’anno scorso ed attualmente in vendita in quattro stati Americani, ne è un chiaro esempio. La sua storia ha inizio nel 2006 con una start up della Silicon Valley, The Climate Corporation. Fondata da due ex dipendenti di Google, la compagnia utilizza il “telerilevamento” ed altre tecniche cartografiche al fine di mappare ogni campo dedicato alla coltivazione in America, per poi sovrapporci le informazioni rilevanti sul clima.

Nel 2010 il database di Climate Corporation conteneva già 150 miliardi di osservazioni sul terreno e 10 trilioni di punti per la simulazione meteo. Mentre Climate Corporation aveva pianificato di utilizzare questi dati per la vendita di assicurazioni sui raccolti, lo scorso ottobre la Monsanto l'ha rilevata per 1 miliardo di dollari. Con l’aggiunta di questi database sul suolo e sul meteo, la Monsanto, il più grande produttore al mondo di sementi ibride,  ha così prodotto una mappa dell’America in cui stabilisce quali sementi crescono meglio in quale tipo di terreno, e sotto quali condizioni metereologiche. Il programma FieldScripts si avvale inoltre dell'ausilio di questi dati per gestire delle macchine costruite da Precision Planting, un produttore di seminatrici ed altre macchine agricole, anch’essa acquistata da Monsanto nel 2012.