Alitalia: Ennesimo Capitolo di una Saga

Ecco che allora si cerca la soluzione “tampone” trovando qualcuno che sia disposto a sottoscrivere l’aumento di capitale di Alitalia, quantificato in 300 milioni di euro, che, aggiunti ai 200 milioni concessi come nuove linee di credito, fa un piano da mezzo miliardo. Troppo poco per cambiare le sorti di Alitalia, troppo per essere investito senza aver ben ponderato, ma sufficiente per sopravvivere nel breve termine. La scarsità di capitali privati è talmente allarmante che, pur di coprire la nuova emissione, il governo ha chiamato Cassa Depositi e Prestiti, che ha rispedito al mittente la richiesta, le Ferrovie dello Stato, che hanno declinato anche a causa dell’evidente conflitto di interessi (Freccia Rossa vs Aeroplano), e Poste Italiane, che infine accetta di garantire la sottoscrizione di 75 milioni di euro nel caso di inoptato, che si vanno ad aggiungere ai 100 garantiti da San Paolo e Unicredit.

A questo punto, naturalmente, si polemizza su una moltitudine di questioni più e meno rilevanti, e i pareri si rincorrono in un turbinio di dichiarazioni patriottiche, come “l’Italia ha dato un colpo di reni” (Lupi), e di misurato fatalismo aziendale, si veda “forse l’Italia è diventato un Paese troppo piccolo per avere una compagnia di bandiera”, (Squinzi). In tutto questo, come al solito, si perde di vista il piano industriale che sembra ancora essere latitante. Tutto questo lascerebbe pensare si tratti dell’ennesima puntata di un pasticcio all’Italiana, pianificato male ed eseguito peggio. Così gli accostamenti metaforici tra un Paese rigido, che fatica ad accettare i cambiamenti, e la compagnia aerea proliferano.