Come funziona davvero la creazione della moneta? Il sistema di moltiplicazione dei depositi tra vantaggi, criticità e possibili alternative

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Di Luigi Capoani e Viola Fini

Il modo in cui viene creata la moneta rappresenta uno degli argomenti più dibattuti e, allo stesso tempo, più fraintesi dell’economia moderna. Il cosiddetto meccanismo di moltiplicazione dei depositi è spesso associato a teorie complottistiche o a interpretazioni semplicistiche, mentre costituisce uno dei pilastri del funzionamento del sistema bancario contemporaneo. Comprenderne il funzionamento significa comprendere come vengono finanziati investimenti, imprese e famiglie, ma anche quali siano le fragilità intrinseche del sistema.

Come nasce la moneta bancaria

Contrariamente a quanto si pensa, le banche commerciali non si limitano a prestare il denaro depositato dai risparmiatori. Come evidenziato da McLeay, una parte fondamentale della moneta viene di fatto creata direttamente attraverso l’attività creditizia delle banche.  Quando concedono ad esempio un mutuo, non devono necessariamente attingere a depositi preesistenti: registrano nel bilancio un nuovo credito e, contemporaneamente, un nuovo deposito passivo (Figura 1), creando così moneta bancaria. Se il beneficiario utilizza quel denaro per acquistare una casa o pagare un fornitore, la somma verrà depositata presso un’altra banca, che a sua volta potrà utilizzare parte di quel nuovo deposito per concedere ulteriori prestiti, mantenendo la quota di riserve richiesta dalla regolamentazione.

Figura 1: Il processo di creazione della moneta bancaria

Fonte: McLeay, M., Radia, A. e Thomas, R. (2014), Money creation in the modern economy, Bank of England Quarterly Bulletin.

È proprio questa successione di prestiti e nuovi depositi che, in termini teorici, prende il nome di moltiplicazione dei depositi. Nella realtà il processo è più complesso rispetto ai manuali di economia, poiché intervengono requisiti patrimoniali, regolamentazione prudenziale e decisioni della banca centrale, ma il principio economico rimane sostanzialmente lo stesso.

Le principali critiche al sistema

L’idea che la moneta venga creata contestualmente alla concessione del credito ha alimentato nel tempo diverse critiche nei confronti del sistema bancario.  Una delle osservazioni più frequenti riguarda il fatto che le banche ottengono un profitto dalla creazione del credito attraverso il margine di interesse applicato ai finanziamenti, un fenomeno che viene talvolta definito, in modo non sempre tecnicamente corretto, “signoraggio bancario“.

Un’altra critica riguarda la natura del sistema: poiché la moneta bancaria viene creata attraverso il credito, ogni nuovo prestito genera contemporaneamente moneta e un debito. A ogni debito è associato un interesse da corrispondere. In termini puramente metaforici, si può quindi affermare che il sistema richieda «più moneta di quanta ne venga inizialmente creata» attraverso il singolo prestito. Si tratta, tuttavia, di una rappresentazione teorica e semplificata, da interpretare con cautela: gli interessi non sono esterni al circuito economico, ma possono essere pagati mediante la moneta già in circolazione, che passa ripetutamente da un soggetto all’altro, e attraverso i redditi generati dall’attività economica. Quando quest’ultima rallenta e la liquidità circola meno agevolmente, per alcuni debitori può diventare più difficile reperire le risorse necessarie per rispettare le proprie obbligazioni.

Un sistema fragile ma interconnesso

La principale vulnerabilità del modello riguarda la sua interconnessione alla base del meccanismo di moltiplicazione dei depositi e la fiducia. Le banche operano infatti con riserve limitate e non detengono materialmente tutta la liquidità corrispondente ai depositi dei clienti. Se un numero molto elevato di correntisti chiedesse contemporaneamente il rimborso delle proprie somme, potrebbe verificarsi la cosiddetta “corsa agli sportelli”. A tutela dei depositanti intervengono i sistemi di garanzia dei depositi, che  assicurano una protezione fino a 100.000 euro per depositante e per banca,, e le banche centrali come prestatrici di ultima istanza.

Un secondo elemento di fragilità deriva dall’elevata interconnessione del sistema finanziario. Le banche si finanziano reciprocamente sul mercato interbancario e i depositi creati da una banca vengono frequentemente trasferiti verso altre banche attraverso i normali pagamenti dell’economia. Queste connessioni sono essenziali per il funzionamento del sistema, ma possono diventare un canale di trasmissione degli shock durante una crisi, rendendo indispensabili vigilanza, requisiti patrimoniali e controlli prudenziali.

Perché il sistema continua a funzionare

Nonostante queste criticità, il credito bancario svolge un ruolo fondamentale nell’economia, consentendo a famiglie e imprese di finanziare consumi e investimenti senza dover attendere la preventiva accumulazione dell’intera somma necessaria. ealizzando quel collegamento tra risparmio e investimento che costituisce uno dei principi fondamentali della macroeconomia.

L’accesso al finanziamento esterno anticipa invece gli investimenti, favorendo innovazione, crescita, occupazione e aumento della produttività.

Un ulteriore elemento positivo riguarda  la valutazione del rischio creditizio dei debitori. La creazione della moneta non avviene in modo casuale, ma è normalmente accompagnata da un’analisi del merito creditizio del richiedente e dalla presenza di garanzie. Questa attività di selezione contribuisce a ridurre i problemi di asimmetria informativa tra chi dispone delle risorse finanziarie e chi richiede il credito.

Le alternative possibili

Le caratteristiche del sistema hanno alimentato, nel corso del tempo, numerose proposte di riforma. Tra le più note vi è il Chicago Plan, elaborato negli anni Trenta da Irving Fisher e da altri economisti dell’Università di Chicago. L’idea prevedeva che i depositi a vista fossero coperti integralmente da riserve della banca centrale, attribuendo esclusivamente allo Stato il potere di creare moneta e limitando il ruolo delle banche all’intermediazione tra risparmio e investimento.

Il dibattito rimane ancora oggi aperto. Da una parte vi è chi ritiene necessario rafforzare il controllo pubblico sulla creazione della moneta per aumentare la stabilità finanziaria; dall’altra, chi evidenzia come l’attuale sistema abbia consentito per decenni di finanziare crescita economica, innovazione e sviluppo. Comprendere il funzionamento della moltiplicazione dei depositi significa quindi andare oltre slogan e semplificazioni, riconoscendo che ogni architettura monetaria comporta inevitabilmente un equilibrio tra efficienza, stabilità e capacità di sostenere gli investimenti.

Autori:

Luigi Capoani è economista, ricercatore e docente di economia internazionale presso l’Università Ca’ Foscari di Venezia. Ha conseguito il PhD in Economia all’Università di Salerno con un percorso in co-tutela internazionale con l’University of Birmingham.

È fondatore e presidente dell’European Youth Think Tank (EYTT), ente no profit e piattaforma indipendente che connette giovani ricercatori europei e promuove progetti interdisciplinari orientati alla pubblicazione scientifica internazionale. All’interno di EYTT coordina attività di ricerca interdisciplinare e sviluppo di progetti scientifici orientati all’innovazione e alla collaborazione internazionale tra giovani studiosi.

Viola Fini è analista presso l’European Youth Think Tank (EYTT), dove si occupa di finanza, macroeconomia, economia politica e questioni strategiche europee. I suoi interessi di ricerca comprendono la geopolitica, l’economia monetaria e il ruolo della finanza nei processi economici e politici internazionali.

 

European Youth Think Tank

Ente no profit e piattaforma indipendente che connette giovani ricercatori europei e promuove progetti interdisciplinari orientati alla pubblicazione scientifica internazionale.

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