Dal PIL all’Indice di Gini: Come Capire la Crescita Economica?

Tassi di cambio. Il PIL viene registrato in una maniera simile a quanto avviene con il conto economico di un’impresa. Ciò implica che in ogni paese il PIL viene misurato nella valuta nazionale. Per effettuare comparazioni è necessario riportare tutto ad una medesima valuta (normalmente il dollaro statunitense). Questa semplice operazione nasconde il problema di differenti livelli di prezzi tra paesi (siete mai andati a cena a Oslo o avete mai fatto acquisti in Tailandia?). Per questo si ricorre alla PPP (purchasing power parity), uno stratagemma con cui si cerca di controllare tali differenze. Il problema? A seconda di come si compari il PIL, la classificazione cambia considerevolmente.

Ricchezza. Il PIL è un flusso, è un reddito aggregato annuale. Tuttavia, come in una famiglia i risparmi e il capitale accumulato determinano lo stile di vita, così la ricchezza aggregata non può essere ignorata per valutare il potere economico di una nazione. Tale ricchezza è in genere formata da immobili, terreni, risparmi e attività finanziarie, attività residue.

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Households’ non-financial assets: dwellings – Fonte: OCSE

Distribuzione delle risorse. L’indice di Gini è l’indicatore più utilizzato. Anche i paesi più sviluppati mostrano variazioni geografiche e sociali nella distribuzione delle risorse che complicano l’interpretazione del PIL come indicatore di benessere. Per tornare all’esempio del Brasile, si noti come un elevato indice di Gini (circa 0.5) significhi che la crescita economica sia stata distribuita in maniera ineguale tra i vari segmenti della popolazione. Con intere aree del paese in povertà, il PIL riflette davvero il benessere economico?

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Disuguaglianze distributive in Cina – Fonte: Wall Street Journal