E ora Anche l’Alaska Tornerà Russa?

Ad aggiungersi al numero delle regioni che hanno fatto presente il loro desiderio di sollevazione dall’autorità del governo in uno specifico paese è ora l’Alaska, ultima arrivata, quasi a sorpresa, a far parte del numero dei territori che insieme soffiano forte sul vento della secessione. Lontana da noi, parte di un modello culturale quasi sconosciuto alla mentalità europea eppure Stato appartenente a un Paese, gli Stati Uniti, dalla storia ricca di gesta nobili e ruolo da protagonista immutato sullo scenario internazionale, l’Alaska ha lanciato con successo un referendum nei giorni scorsi proprio intento a promuovere la secessione dello Stato numero 49 dal resto degli Stati americani, anzi, la ri-unione con la Russia.

Se è indubbio che l’afflato indipendentista e annessionista resti forte intorno al globo, curioso è il fatto che questa volta si tratti della fredda Alaska. Fatto sta che ormai da alcune settimane è possibile trovare sul sito della White House un documento con annessa petizione che richiede l’annessione dello Stato settentrionale alla Russia. Manco a dirlo, la petizione, chiamata "Alaska back to Russia", ha avuto e sta avendo successo: in pochi giorni il documento è stato sottoscritto da oltre 41.487 cittadini, non pochi se consideriamo che l’Alaska ha una popolazione complessiva di 740 mila unità, perlopiù distribuita intorno all’area metropolitana di Anchorage nonostante un territorio esteso 1.700.139 km². L’obiettivo è la raccolta di 100.000 firme entro il 20 aprile, quelle necessario cioè ad avere un’effettiva risposta e riscontro da parte del governo degli Stati Uniti.