Emergenza Carceri in Italia: il Quadro Preoccupante del Consiglio d’Europa

Proprio lo scorso mese il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano aveva rinnovato il proprio monito sulla questione delle carceri: “E’ ora - ha insistito il capo dello Stato - a distanza di oltre sei mesi dal messaggio da me rivolto al Parlamento a questo proposito - di fare il punto sulle misure adottate e da adottare [sulle carceri, ndr] , anche in ossequio alla nota sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo”.

Il sovraffollamento crea spesso motivi di tensione, che possono sfociare in forme di protesta o espressioni di malessere più o meno visibili (i cosiddetti “eventi critici” all’interno degli istituti penitenziari, che vanno dal rifiuto del vitto a forme anche estreme di violenza verso se stessi o altri). Nel corso del 2012, secondo l’Istat, si sono registrate 1501 manifestazioni di protesta collettiva dei detenuti (le forme di protesta più frequenti sono il percuotere le inferiate con oggetti, nel 66,2 percento dei casi, e il rifiuto del vitto fornito dall’amministrazione, nel 31,0 percento). Tra questi nel 2012 si sono registrati: 56 suicidi e 1308 tentativi di suicidio, 7317 atti di autolesionismo, 5674 aggressioni con 1023 ferimenti e 97 decessi per "cause naturali".

Come non fosse sufficiente la 'crisi umanitaria', l'emergenza carceri, trascendendo ogni cinismo, costituisce anche un enorme problema economico. Dai dati diffusi dal Consiglio d’Europa, l’Italia resta una delle grandi potenze europee dove si spende di più per i detenuti e si registra uno dei rapporti più alti tra il loro numero e quello delle guardie carcerarie.