EXPO 2015: “Un’Ubriacatura Retorica Collettiva”

Un occasione da 14 miliardi di euro che ha riscosso il consenso unanime di  “ogni urbanista, ogni politico, ogni esponente della cultura, della finanza, dell’industria” e perfino di chi si immagina un futuro nuovo o prospetta “un nuovo paradigma per l’esistenza del mondo”. Ma soprattutto una decisione “politica ed emotiva” supportata da “stime economiche azzardate” che hanno “hanno instillato il miraggio di centinaia di migliaia di posti di lavoro e di altri enormi benefici economici a costo zero", secondo Perotti.

Tabella 1

Perotti

Dati in miliardi di euro

Fonte: Rapporto di Sostenibilità 2013, pagg. 76-77.

Basato sullo studio: L’indotto di Expo 2015, a cura di A. dell’ Acqua, G. Morri, E. Quaimi, rapporto di ricerca per Camera di Commercio Milano,ed. Expo 2015.

Il professore prende inizialmente di mira le previsioni degli effetti economici di Expo 2015, come riportate sul Rapporto di Sistenibilità 2013 (Tabella 1), e gli effetti delle opere infrastrutturali connesse all’esposizione come stimate dal centro studi CERTeT dell’Università Bocconi (Tabella 2).

Tabella 2

perotti

Dati in miliardi di euro

Fonte: Studio del CERTeT – Università Bocconi. Autori: Angela Airoldi, Tatiana Cini, Giacomo Morri e Enrico Quaini., coordinamento di Lanfranco Senn.

 L’economista italiano ha così identificato vari errori nella metodologia di stima che possono aver contribuito a delineare dei risultati attesi profondamente distorti. Innanzitutto tale metodologia “ignora che tutte le risorse hanno un costo”, fa notare Perotti, ed “Il primo costo da considerare ovviamente è che i soldi non piovono dal cielo. Per investire 3,2 miliardi prima o poi bisogna alzare le tasse di circa 3,2 miliardi (questo non significa che l’Expo non possa essere finanziato in deficit, ma solo che prima o poi bisognerà ripagare il debito alzando le tasse). Ma alzare le tasse riduce la produzione e il Pil."

Inoltre tale metodologia ignora la non-addizionalità dei consumi derivanti dai flussi turistici. “Ovvviamente nei due giorni che visita l’Expo il visitatore riduce altri tipi di consumi: se non avesse visiato l’Expo, magari sarebbe andato al ristorante nella sua città, oppure allo stadio, oppure a un museo. Tutti questi consumi mancati dovrebbero essere conteggiati in riduzione dei consumi aggiuntivi.”